Il Segretariato di stato dell'economia (Seco) ha presentato il 27 settembre un voluminoso rapporto di 100 pagine sulla valutazione dei controlli nell'ambito delle misure di accompagnamento degli accordi bilaterali. «Il bilancio è sostanzialmente positivo» ha dichiarato la consigliera federale Doris Leuthard, capo del Dipartimento federale dell'economia. Nel contempo ha ammesso che alcuni problemi in determinati settori esistono e quindi «i controlli possono e devono essere migliorati ulteriormente» ha concluso Doris Leuthard.
Di positivo va rilevato che l'impianto dei controlli su scala cantonale sta cominciando a funzionare in maniera più omogenea in tutti i cantoni. A ciò hanno sicuramente contribuito i contratti di prestazioni firmati tra la Confederazione e i cantoni nei quali vengono fissate le quote di controlli da effettuare in ogni cantone e l'assunzione delle metà dei costi da parte federale. L'accordo ha spinto alcuni cantoni ad assumere nel corso del 2006 gli ispettori per effettuare i controlli, portando ad un totale di 153 ispettori in tutta la Svizzera. Il rapporto del Seco riguarda i controlli fatti dal 1 gennaio 2006 al 30 giugno 2007. Paragonati all'anno periodo precedente, l'attività di controllo è aumentata dell'84 per cento. Dal rapporto emerge anche una maggiore severità nelle pene comminate da Cantoni e Commissioni tripartite. Si sta passando dalle sanzioni lievi, come gli avvertimenti, a quelle più severe quali multe e i divieti di esercitare per un anno sul territorio elvetico. Nei settori in cui non esiste un contratto collettivo di lavoro (Ccl), i Cantoni hanno inflitto oltre 470 multe e 89 divieti ad esercitare temporaneamente sul territorio.
Di negativo ci sono l'alta percentuale d'infrazioni rilevate nei settori in cui vigono i Ccl, che arrivano mediamente al 24 per cento. Nei settori sprovvisti di Ccl la percentuale di infrazioni scende all'8 per cento. Una differenza che scaturisce dal fatto che è più facile controllare quando le norme sono chiare e quindi verificabili, come è il caso dei Ccl. Risulta quindi preoccupante che nel settore della costruzione, dove esistono le condizioni migliori per la verifica e il controllo rispetto a tutti i rami provvisti di Ccl, il tasso di infrazioni è molto alto. Ad esempio, tra i lavoratori distaccati (operai alle dipendenze di ditte estere che eseguono un lavoro in Svizzera), al 41 per cento dei lavoratori non vengono rispettati i salari minimi. Ancora più alto è il tasso di lavoratori assunti dalle agenzie temporanee per essere impiegati nell'edilizia principale. Quasi uno su due dei lavoratori controllati (47 per cento) non riceve il minimo salariale previsto. Se questo avviene nel settore meglio controllato e dove le condizioni salariali minime sono definite grazie al Ccl, non è difficile supporre che negli altri ambiti professionali le cose vadano molto meglio. In Svizzera il 70 per cento dei salariati lavora in settori in cui non esiste nessun contratto collettivo.
Per meglio capire il rapporto pubblicato dalla Seco, area ha posto alcune domande alla collaboratrice scientifica della Direzione del lavoro, Sybille Plouda.

Signora Plouda, Come si spiega il notevole aumento dei controlli (+84 per cento) in così poco tempo?
Siamo ancora in una fase di sviluppo. Dal primo luglio 2006 sono entrati in vigore i contratti di prestazione tra Confederazione e Cantoni. In questi contratti sono stati fissati dei numeri minimi di controlli da effettuare per ogni cantone, mentre la Confederazione si assume la partecipazione ai costi salariali degli ispettori nella misura del 50 per cento. Alcuni cantoni avevano atteso questi contratti di presentazione prima di attivarsi ulteriormente sui controlli, in particolare per assumere nuovi ispettori.
La Consigliera federale Doris Leuthard ha commentato il rapporto dicendo che: «I controlli possono e devono essere rinforzati». Può dirci concretamente come saranno rinforzati?
Dapprima significa che il dispositivo di controllo è ancora in una fase di sviluppo, ossia che i Cantoni e le commissioni paritetiche stanno ancora completando il loro dispositivo e migliorando l'organizzazione. Un aspetto centrale sul quale stiamo lavorando attualmente, grazie alle varie segnalazioni che abbiamo ricevuto, è migliorare lo scambio d'informazioni tra i vari attori in gioco. Ad esempio nel settore alberghiero è stato creato un gruppo di coordinamento nazionale al fine di migliorare la collaborazione che in questo settore è risultata insufficiente. In questo senso ci attendiamo grossi progressi. Inoltre al 1° gennaio 2008 entrerà in vigore la legge contro il lavoro nero, dove pure sono previsti controlli.
Non si prevede quindi un aumento degli ispettori?
Al momento attuale poniamo l'accento sul miglioramento dell'organizzazione qualitativa del lavoro di controllo. Per quanto riguarda il numero di ispettori, questo sarà oggetto di discussione al momento del rinnovo dei contratti di prestazione del primo gennaio 2008.
Questo riguarda quindi anche la richiesta d'aumento di quattro ulteriori ispettori approvato quest'estate dal parlamento ticinese?
Abbiamo preso atto della richiesta e cercheremo nella misura del possibile di venire incontro alle esigenze dei cantoni di frontiera in conformità del quadro legale. 
La sanzione media per lavoratore in caso d'infrazione è di 300 franchi. È una cifra che può avere un effetto dissuasivo? 
Si tratta di una media, che comprende anche multe in caso di infrazioni formali, quali infrazioni all'obbligo di notifica. Ma il principio cardine è che l'effetto dissuasivo si ottiene soprattutto se colui che infrange la legge sa che verrà scoperto, non tanto ricorrendo a pene esemplari. Inoltre abbiamo rilevato che uno degli effetti dissuasivi maggiori lo otteniamo con la pubblicazione dei nomi dei datori di lavoro che hanno violato le regole. La pubblicazione avviene anche quando questi abbiano pagato la multa. Per coloro che violano la legge in maniera più grave, che non ottemperino all'obbligo di dare informazioni, che si oppongano al controllo o che non paghino multe cresciute in giudicato, è possibile vietare l'offerta di servizi in Svizzera. I cantoni fanno uso di questo strumento. Infine va rilevato che il dato complessivo di recidività che abbiamo constatato è del 6 per cento. Questo risultato ci conferma che l'effetto dissuasivo esiste.
Dal rapporto emerge che ci sono molte diversità cantonali nell'applicazione dei controlli e delle relative sanzioni. Non c'è la necessità di armonizzare la procedura a livello federale?
Stiamo uniformando le direttive amministrative per cercare di evitare delle disparità cantonali. La legge prevede però un margine di apprezzamento cantonale del quale bisogna tener conto. Allo stesso tempo va detto che gli stessi cantoni hanno interesse ad uniformare la loro prassi, cosa che del resto è già avvenuto in larga misura..
Dal rapporto emergono l'8 per cento delle infrazioni rilevate nei settori sprovvisti di Contratti collettivi di lavoro obbligatori (Ccl). Dove invece questi ultimi esistono, la percentuale d'infrazioni triplica al 24 per cento. Significa che dove ci sono norme contrattuali chiare ed esistono degli strumenti di controllo collaudati da molto tempo, le sanzioni vengono rilevate maggiormente. È possibile arrivare alla conclusione che non ci sia dumping salariale quando è difficile poterlo rilevare?
Dove non esistono Ccl, i cantoni si sono dotati, o lo stanno facendo, degli strumenti necessari per rilevare i salari usuali per categoria professionale per definire i casi di dumping salariali. Il caso del Canton Ticino, nel quale la Commissione Tripartita ha proposto e ottenuto l'adozione di un contratto normale di lavoro per i call center, dimostra che è possibile verificare un abuso ripetuto e grave anche in assenza di un Ccl.
Il 19 settembre le commissioni paritetiche nazionali dell'edilizia hanno presentato un resoconto dei dati dal quale emerge che il settore vive già oggi una situazione di dumping salariale e sociale (vedi area nr. 38 del 21 settembre). Una settimana dopo, presentando il rapporto sui controlli, la Consigliera federale Leuthard dichiara che il bilancio sui bilaterali è positivo. Chi ha ragione?
Noi abbiamo utilizzato i dati provenienti dai cantoni, dalle commissioni paritetiche nazionali, edilizia compresa. Nel quadro complessivo abbiamo valutato che la maggior parte dei datori di lavoro si attiene alle norme e agli standard usuali. Certo ci sono settori sui quali abbiamo detto che bisognerà monitorare meglio.
Il settore dell'edilizia è forse uno dei meglio controllati, perlomeno fintanto che esisteva il Ccl. Eppure proprio in questo settore, limitandosi alle sole agenzie interinali, risulta dal vostro rapporto che il 47 per cento dei lavoratori temporanei impiegati nell'edilizia aveva dei salari inferiori a quelli prescritti contrattualmente. Viene da chiedersi come sarà negli altri settori che sono meno controllati o come si possa affermare che non ci sia il dumping salariale e sociale…
Va detto che il settore interinale è uno di quelli che presenta alcuni problemi che vanno approfonditi ad un'analisi ulteriore. Nel caso di infrazioni è possibile intervenire, per esempio a livello amministrativo, revocando l'autorizzazione. Il canton Ginevra ci ha segnalato di aver già proceduto il tal senso. Per quanto concerne nell'edilizia, va comunque rilevato che la maggior parte dei datori di lavoro rispetta il Ccl.

Pubblicato il 

05.10.07

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