Finalmente un’ottima notizia per tutti i pensionati emigrati italiani iscritti all’Aire proprietari di una abitazione in Italia. Infatti il Parlamento italiano ha approvato definitivamente il  Decreto Legge sull’emergenza abitativa con un emendamento del Partito Democratico grazie al quale l’abitazione principale (tenuta a propria disposizione e quindi non affittata) dei pensionati italiani residenti all’estero (iscritti all’Aire), dal 1° gennaio 2015, sarà considerata prima casa e quindi esentata dal pagamento dell’Imu, mentre per la Tasi (Tassa sui servizi indivisibili) e la Tari (Tassa sui rifiuti) verrà applicata la riduzione di due terzi.


Sì, proprio un’ottima notizia, anche se non riguarda tutti gli italiani residenti all’estero bensì solo i pensionati iscritti all’Aire, poiché finora il parlamento italiano e i vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni (Berlusconi, Monti, Letta) non avevano mai accolto le insistenti sollecitazioni dei deputati e senatori  eletti nella Circoscrizione estero affinché l’abitazione in Italia degli emigrati non fosse discriminata, prima dall’Ici e poi dall’Imu.


Sì, proprio un’ottima notizia, in particolare per tutti quegli emigrati italiani anziani che, con tanti sacrifici, avevano comperato o costruito una casa in Italia e che oggi, da pensionati, facevano una grande fatica a sostenerne i costi di mantenimento soprattutto a causa dell’Imu che si era aggiunta alle altre tasse ed alle varie utenze che già gravavano sugli immobili. Tra questi potranno, soprattutto, tirare un bel sospiro di sollievo gli emigrati italiani più anziani che, dopo il pensionamento – abbandonando il sogno a lungo coltivato di rimpatriare e godersi il frutto dei loro sacrifici cioè la «loro casa» –  hanno deciso invece di rimanere definitivamente nella Confederazione per stare vicino ai loro figli e nipoti. Ed in Svizzera sono tanti gli emigrati italiani anziani che possiedono una abitazione in Italia nella quale, vista anche la vicinanza geografica, trascorrono una parte dell’anno: innanzitutto perché coloro che una volta emigravano, e gli italiani non facevano eccezione, pensavano comunque di rientrare un giorno nel loro paese di nascita e quindi vi investivano i loro primi risparmi nella proprietà di una casa o di un appartamento; in secondo luogo perché, ai tempi dei grandi flussi migratori di lavoratori italiani in Svizzera (quando italiano era sinonimo di straniero e viceversa) questi erano confrontati con le ricorrenti iniziative elvetiche antistranieri e quindi il timore continuo di dover essere cacciati dalla Svizzera li portava a risparmiare il più possibile per poter rimpatriare con un po’ di tranquillità, quella tranquillità che nella cultura italiana dà, appunto, la proprietà dell’abitazione.


Sì, proprio un’ottima notizia anche per coloro che, come il sottoscritto unitamente all’associazionismo italiano in Svizzera ed alle rappresentanze istituzionali degli italiani all’estero, hanno sempre lottato contro questa discriminazione fin da quando il governo Berlusconi tolse l’Ici (poi sostituita con l’Imu dal governo Monti) sulla prima casa dimenticandosi però degli emigrati!


Ovviamente ci si sarebbe aspettato che la discriminazione venisse tolta all’abitazione in Italia di tutti gli iscritti all’Aire e non solo a quella  dei pensionati. Pertanto, pur felici di questo risultato che comunque interesserà la stragrande maggioranza dei proprietari e che è stato ottenuto grazie alla sensibilità del governo Renzi nei confronti degli emigrati e in un periodo economicamente difficile per l’Italia, riteniamo che i parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero dovranno continuare a battersi affinché questo riconoscimento di “prima casa” dell’abitazione in Italia  possa essere esteso anche ai non pensionati!

Pubblicato il 

05.06.14..
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