Lo stato di salute di un popolo e il funzionamento delle strutture sanitarie sono un’ottima cartina di tornasole per valutare la bontà di un sistema sociale. Così, per esempio, il fatto che la popolazione russa abbia perso circa 6 anni di aspettativa di vita dopo il 1990, la dice lunga sui disastri provocati dalla brutale svolta capitalista avvenuta in quel paese.


Tra tutti i paesi dell’America Latina, Cuba è quello che ha l’aspettativa di vita più lunga, il suo tasso di mortalità infantile è più basso di quello degli Stati Uniti e le sue università sfornano ogni anno 8 volte più medici che quelle svizzere. Non meraviglia quindi che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) abbia definito il sistema sanitario cubano come l’esempio da seguire. Il tutto parte dai medici di base: ad ognuno vengono affidati circa un migliaio di persone, che dovranno essere seguite costantemente. Se queste ultime non si fanno vive, saranno il medico o la sua infermiera ad andare a cercarle, per assicurarsi del loro stato di salute e soprattutto che seguano le varie campagne di prevenzione (diabete, pressione alta, screening tumorali eccetera). Non essendoci conflitti di interesse finanziario tra i vari livelli della struttura sanitaria, il paziente che ne ha bisogno passa senza difficoltà al policlinico o all’ospedale specializzato.

 

Attualmente, ed è giusto riconoscerlo, ci sono alcuni problemi ai livelli più alti di competenze. Difatti ora che tutti i cittadini cubani, medici compresi, possono espatriare liberamente, ci sono vere campagne di “acquisti” da parte di molti paesi stranieri: così, ultimamente, Dubai ha ingaggiato a suon di milioni una delle équipe cubane specializzate in trapianti cardiaci. MediCuba svizzera, la Ong che abbiamo fondato 25 anni fa, si sta ora attivando soprattutto per aiutare le autorità sanitarie cubane a formare nuovi specialisti.


Un altro aspetto della medicina cubana va però sottolineato: i medici cubani sono presenti in più di 80 paesi e nel solo Venezuela ce ne sono più di 15.000. Quest’internazionalismo sanitario cubano è molto diffuso: l’aiuto prestato in Africa per arginare l’epidemia di Ebola o l’intervento estremamente efficace ad Haiti sono solo la punta dell’iceberg. Se in una parte sperduta del mondo ci si imbatte in un medico, quasi sicuramente questo sarà un cubano. Ma c’è di più. A Cuba c’è l’Elam (Escuela Latino Americana de Medicina), una facoltà di medicina dove studiano gratuitamente 6.000 studenti provenienti da tutti i paesi del Sud. Tutto ciò non ci sarebbe mai stato senza Fidel, che era sempre molto interessato agli sviluppi della medicina e della ricerca, è questa un'altra ragione per cui egli passerà alla storia.

Pubblicato il 

06.12.16..
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