Ambiente e territorio

Da undici anni una discarica di inerti svizzera disturba gli abitanti di una frazione del comune di Cantello, in provincia di Varese. Queste persone, che si son viste crescere una montagna di rifiuti a poche decine di metri da casa, devono quotidianamente convivere con rumore, polvere, meno sole e la paura dell’amianto senza poter dire nulla. Ora il Cantone intende ampliare la discarica e metterci un frantoio: il progetto accresce la preoccupazione degli abitanti dal lato italiano.

 

Nel cantone Ticino, il boom edilizio degli ultimi anni ha portato come conseguenza anche la mancanza di spazi in cui stoccare i materiali inerti dei cantieri. Molte discariche hanno raggiunto il loro limite massimo e l’Ufficio di gestione dei rifiuti ha dovuto trovare nuovi siti. Uno di questi è la zona "Ca del Boscat" in territorio di Stabio, a ridosso del confine con l’Italia. E con "a ridosso" s’intende proprio a pochi centimetri dalla linea di confine, addirittura in alcuni punti la base della montagna d’inerti e la linea di confine coincidono. Una montagna di rifiuti che si trova a pochi metri da un gruppo di abitazioni in zona Gaggiolo, Comune di Cantello, Italia (mentre si trova a debita distanza dalle abitazioni di Stabio). La cosa non fa per nulla piacere ai proprietari di quelle case, che da undici anni non riescono però a far valere le loro ragioni. Area si è recata a Cantello e ha incontrato alcuni dei vicini di casa della discarica d’inerti svizzera, membri dell’Associazione Vivere Gaggiolo.


Piove, incontro Valerio Ostinelli e Stefano Gatti in un posteggio a pochi metri dalla dogana del Gaggiolo e facciamo un "tour panoramico" per renderci conto dell’imponenza della collina di rifiuti sorta tra il 2002 e il 2008. Sicuramente la pioggia non aiuta a ravvivare il paesaggio, ma perlomeno non abbiamo i problemi di polvere tipici dei periodi di siccità di cui parlano i miei interlocutori. Mentre ci avviciniamo alle loro case, mi raccontano che quando si sono trasferiti in quella zona, al posto della discarica c’era un prato e il sole illuminava i loro giardini con svariati minuti d’anticipo rispetto ad oggi: «Noi siamo ancora fortunati perché siamo nelle case un po’ più distanti – spiega Stefano Gatti – ma alcuni nostri vicini sono all’ombra per oltre 45 minuti in più rispetto a prima».


Nel 2002 hanno inizio i lavori alla discarica, ma a detta di Ostinelli e di Gatti nessuno li ha informati su quanto stava avvenendo: «Le comunicazioni da parte svizzera non sono mai state molto chiare e precise – spiega Valerio Ostinelli –. I progetti che arrivavano alle autorità comunali non erano mai definitivi, ed è quello che sta succedendo ancora oggi con la "fase 3" e annessa area di riciclaggio e stoccaggio provvisorio dei materiali inerti. Nessuna informazione certa su quanto ci aspettava e su quanto ci aspetterà con la prossima fase».
Nel 2005 la collina di rifiuti comincia ad avere delle dimensioni importanti, preoccupando chi vive a ridosso della discarica. Incominciano così le prime denunce dei cittadini alle autorità comunali di Cantello. «Per tre anni abbiamo "picchiato duro" cercando di coinvolgere più istituzioni possibile: il Comune, la Regione, il Prefetto... Le autorità italiane hanno iniziato a prender coscienza del problema e la lotta è diventata più forte con il coinvolgimento anche di associazioni quali Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) e Lega Ambiente. Da parte svizzera invece non c’è mai stato un grande riscontro e nemmeno molto dialogo», prosegue Ostinelli.

 

Fino al 2008 la questione ha trovato grande spazio sui media, sia italiani sia ticinesi, questo ha contribuito ad ottenere l’abbassamento di alcune decine di metri del limite d’altezza della collina (vedi foto). Nel 2011 gli abitanti di Gaggiolo hanno deciso di costituire l’associazione Vivere Gaggiolo: «Se prima era il singolo che denunciava, ora è l’associazione e quindi si può esercitare una pressione maggiore», spiega Gatti.


Arriviamo alle loro case a poche decine di metri dalla discarica: in effetti vista da sotto la montagna è piuttosto imponente e se si pensa che è tutta fatta di rifiuti passa la voglia di restare lì a vivere, nonostante le villette siano belle. A dicembre 2013 è stata completata la tappa 2 della discarica e la tappa 3 non si è ancora iniziata, quindi oggi non si sentono rumori di ruspe, camion, e materiale che rotola, ma la moglie di Gatti conferma: «La polvere e il rumore erano costanti e fastidiosi, soprattutto quando lavoravano qui davanti. In estate non si poteva aprire le finestre e nemmeno stendere il bucato di fuori». Un vicino ha costruito una recinzione anti-rumore e anti-polvere attorno a casa, un altro si vede cadere pezzi di lastre di Eternit a pochi centimetri dal suo giardino, che si trova ai piedi della montagna d’inerti.


Sì, perché a preoccupare queste persone non ci sono soltanto il fastidioso rumore e la polvere della terra sollevata, ma anche la polvere di un materiale che in Italia è considerato un rifiuto pericoloso, mentre in Svizzera viene semplicemente sotterrato in mezzo agli scarti di cantiere: l’amianto-cemento. «Ogni famiglia in questo circondario ha avuto almeno un caso di tumore e negli ultimi otto anni ci sono state una sessantina di morti nella frazione e nei paesi vicini che possono essere collegate alla presenza della discarica – spiega Ostinelli –. Siamo preoccupati per la nostra salute». Senza per forza arrivare ai casi di decesso, i polmoni di chi abita qui sono in buona salute? Non siamo riusciti ad avere informazioni ufficiali, ma la signora Ostinelli racconta che nel 2011 ha avuto una pleuropolmonite e dalle lastre ai suoi polmoni il medico pensava fosse una fumatrice accanita: «Non ho mai toccato una sigaretta in vita mia», afferma lei, che da allora è soggetta alle polmoniti.


Difficile dimostrare il nesso tra la presenza della discarica e le malattie di chi ci abita vicino, difficile dimostrare che l’amianto-cemento non viene sempre stoccato seguendo scrupolosamente le indicazioni previste per il suo smaltimento, e difficile ottenere delle analisi del terreno che dimostrino che quella collina, e quella della "fase 2" che le sta dietro, non sono composte unicamente da rifiuti minerali non inquinanti che dovrebbero venir depositati in quella discarica. Gli abitanti di Gaggiolo si sentono impotenti e non ascoltati in questa vicenda, ma non smettono di lottare. Da parte svizzera giungono solo rassicurazioni riguardo alla non pericolosità del materiale depositato, su controlli costanti della falda acquifera (ma non del terreno) e sull’assenza di leggi che regolino la distanza dalle case di una discarica (vedi intervista a lato), nessun tipo di scuse nei confronti di chi oltre confine ha dovuto subire e continua a subire questa scomoda presenza.


Vien da chiedere: perché non ve ne andate semplicemente? «Ora le nostre abitazioni sono state svalutate parecchio: chi verrebbe ad abitare qui? Non è così semplice vendere e nemmeno rifarsi casa da un’altra parte con i pochi soldi che si ricaverebbero dalla vendita di queste – spiega Ostinelli –. Ma la questione non è semplicemente questa: scaricare il problema su qualcun altro non risolve nulla: ad un certo punto si ha il dovere di prendere in mano la situazione e lottare affinché queste cose non succedano più».
Un’altra domanda che sorge spontanea è: ma perché la distanza dalle abitazioni è stata tenuta solo dal lato svizzero, mentre si è costruito a ridosso delle abitazioni che si trovavano oltre il confine? «Con la creazione di questa discarica la Svizzera è venuta meno alla norma sancita dalla Convenzione di Ginevra (da essa firmata) sulla tutela della proprietà, impedendoci di difendere le nostre proprietà e la nostra salute dalle azioni altrui», conclude Ostinelli.


Ora sta per iniziarsi la fase 3, il progetto prevede un’altra montagna (ben più vasta), un rumoroso frantoio per il riciclaggio dei materiali e un’area di deposito provvisorio (vedi piano nella pagina a lato). Il Comune di Stabio si era formalmente opposto al progetto del Cantone già nel 2006, ma ha finito per accettarlo mettendo però alcune condizioni a suo favore. Va detto anche che il Comune riceve dal Cantone un indennizzo per la presenza della discarica e il relativo passaggio di camion sul suo territorio. A Cantello invece finora nessun tipo d’indennizzo per il disagio creato, visto che si trova sul territorio di un altro Stato. A settembre 2013 è stato però costituito un tavolo di discussione tra l’Italia e la Svizzera per cercare di limitare il più possibile i disagi inerenti alla tappa 3 e al frantoio, ma per ora il Comune di Cantello sembra avere un ruolo passivo. «A maggio ci saranno le elezioni, il sindaco si ripresenterà con l’amministrazione attuale: vedremo se in campagna elettorale avrà un ruolo più attivo nella vicenda», dice Gatti.

 

Pubblicato il 

05.02.14..

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