L'editoriale

Le recenti dimissioni di Thomas Schmidheiny dal consiglio di amministrazione del colosso mondiale del cemento Lafarge-Holcim (di cui rimane però uno dei principali azionisti) hanno dato l’occasione a certa stampa per celebrare la sua famiglia, la più potente e discussa dinastia industriale svizzera del Ventesimo secolo, nota nel mondo soprattutto per l’attività con l’amianto. E per la scia di morte e di devastazione ambientale che questa si è lasciata dietro. Un dettaglio secondo il quotidiano zurighese Blick, che definisce l’uscita di scena (si fa per dire) dell’ultimo Schmidheiny dopo quasi 150 anni di attività industriale come “la fine di un’incredibile storia di successo”. Siamo alla falsificazione della storia!


Un esercizio a cui purtroppo si prestano i principali media d’oltralpe quando di mezzo ci sono gli Schmidheiny, che la storia (quella vera) ci dice essere stati protagonisti di nefandezze per almeno tre generazioni. Si pensi al ruolo avuto da questa famiglia nella diffusione dell’amianto nel continente, nel controllo del mercato mondiale, nell’occultamento sistematico delle evidenze scientifiche sulla nocività della fibra (attraverso la delegittimazione del lavoro degli studiosi, la corruzione di scienziati, le infiltrazioni in organismi internazionali, la disinformazione dei lavoratori esposti eccetera). Si pensi poi alle relazioni d’affari in Germania sotto il regime nazista tedesco e all’impiego di lavoratori forzati alla Eternit di Berlino (articolo correlato). Per non parlare delle attività in Sudafrica durante il regime dell’apartheid.


E guardando più ai giorni nostri non si può non ricordare il comportamento di Stephan Schmidheiny di fronte ai processi a suo carico che si sono celebrati e si stanno tuttora celebrando in Italia. Processi dai quali sfugge e che cerca di delegittimare, di far passare come delle farse servendosi dei suoi scagnozzi negli studi legali e nelle redazioni dei principali giornali in Svizzera.


E che dire del fratello Thomas? Il più grosso azionista della Lafarge-Holcim, con una partecipazione valutata attorno ai 3 miliardi di franchi, si distingue per la più totale indifferenza nei confronti dei poveri lavoratori che muoiono per infortunio, sacrificati sull’altare del profitto e vittime di una politica anti-sindacale estrema. Thomas Schmidheiny, che parrebbe intenzionato a cedere o almeno a ridurre la sua partecipazione, ha posto un obiettivo chiaro: raddoppiare il valore delle azioni. Anche per lui la salute dei lavoratori sembra non contare. Così come non è mai contata per suo fratello Stephan e per suo padre Max.


Eppure c’è ancora chi scrive che le loro carriere imprenditoriali «suscitano ammirazione» (Swissinfo) e chi si dispiace per la fine di questa dinastia. Che è l’unica buona notizia.

Pubblicato il 

16.05.18..

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