Mi rendo conto che questo mio intervento può sembrare inutile e ripetitivo. E probabilmente lo è! Sono cose già dette, già note, già ripetute a più riprese. Ma il contesto in cui si muove la scuola e la formazione purtroppo non solo è sempre lo stesso, ma sta lentamente ma inesorabilmente peggiorando. Per cui: repetita iuvant!
Nei giorni scorsi, infatti, nella sessione estiva delle camere federali, è stato presentato il decreto sul finanziamento della formazione professionale negli anni 2017/2020, che di fatto pone un restrittivo tetto massimo alle risorse a favore della formazione professionale nei prossimi anni.


Sono soprattutto le formazioni di base a veder ridotto il finanziamento disponibile al loro sviluppo. Il tutto accompagnato dalle solite roboanti e retoriche sottolineature dell'importanza della formazione per un paese come la Svizzera, in particolare per la concorrenzialità della sua economia.
Di anno in anno, insomma, in questa Svizzera in cui le finanze pubbliche vanno così bene da non avere quasi eguali al mondo, si “pitocca” sulla formazione riducendo progressivamente, ma poco per volta, con la strategia delle fettine di salame, le risorse disponibili.


In questo decreto, poi, si è scelto di farlo penalizzando in particolare la formazione di base e cioè il primo scalino della formazione professionale, indispensabile per entrare nel mondo del lavoro con gli strumenti minimi per potersi costruire un futuro professionale. Si tratta di una scelta particolarmente grave e preoccupante, perché se è giusto e saggio favorire e promuovere una formazione sempre maggiore all’interno del mondo del lavoro puntando sulle formazioni superiori, è altrettanto evidente che le stesse non saranno mai alla portata di tutti, sia per motivi finanziari, sia per le effettive potenzialità dei singoli.


La sinistra stessa, seppur dovutamente presente su questi temi, non sembra farne un punto centrale della propria azione politica, del confronto e della battaglia parlamentare. Cosa che, personalmente, credo costituisca un grande errore strategico. Per almeno due motivi. Il primo, già ricordato, perché di anno in anno si vedono erodere risorse indispensabili alla formazione, troppo spesso attraverso gli automatismi del contenimento della spesa, senza che si possa così concretamente intervenire, oltretutto, come nel caso di questo decreto, sulle spalle della popolazione più fragile e quindi più bisognosa di formazione. In secondo luogo perché sono convinta che si tratti di una battaglia su cui le sinistre potrebbero raccogliere un caloroso (e clamoroso!) nonché diffusissimo consenso da parte di una buona fetta di popolazione, dell’economia, delle famiglie, dei Cantoni, insomma di un largo spaccato di società. Inoltre credo sia davvero ora di far emergere e mettere in piazza le magagne di quei partiti che, dopo dichiarazioni altisonanti a favore delle formazione, quando si tratta di votare o di decidere là dove conta, scelgono sempre di dare la priorità assoluta ai tagli!

Pubblicato il 

30.06.16..
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