Per quanto con un po’ di fatica, ho deciso di ricandidarmi per le prossime comunali. Perché volerci essere di nuovo? Direi per cercare di contribuire a riaffermare i diritti di una minoranza critica e alternativa, la necessità della sua presenza e, si spera, sempre maggiore consistenza.  La dimensione locale è un ottimo laboratorio per vedere all’opera la microfisica del potere, le astuzie di maggioranze forti, se non assolute, che si identificano a tal punto con la totalità da provare di continuo a rendere ininfluente e superfluo ogni confronto.

 

E non è per niente solo teoria: nell’ultima seduta di Consiglio comunale, ho verificato e denunciato che alcuni colleghi non avevano ricevuto tutti i documenti e in particolare il mio rapporto di minoranza teso a bocciare quello che definirei un investimento regressivo: 35 milioni di franchi (su complessivi 120 milioni) per  favorire un assurdo incremento di edificazione nel Pian Scairolo, con connesso aumento di traffico, code, rumore, inquinamento. Ebbene, la fretta di far risultato era tale che fra Plrt e Ppd e avallo della Lega si è inventata la tesi secondo cui è dovere del bravo consigliere comunale procurarsi i documenti delle sedute. In altri termini, chi era privo del rapporto, e che in realtà lo era perché di fatto non lo aveva nemmeno ricevuto, sembrava trovarsi in una situazione di negligenza, colpevole e in debito, dunque, e non già leso nei suoi diritti! Con un evidente sottinteso: chi è in colpa meglio che stia zitto, nemmeno verifichi e denunci la lacuna nella documentazione ricevuta, e approvi il messaggio senza conoscere le diverse ragioni.

 

Nonostante la mia immediata proposta di rinvio, il presidente, ben spalleggiato dalla Sindaca, nemmeno ha ritenuto di dover verificare in aula quanti colleghi erano privi dei documenti! In questo modo, la maggioranza ha preferito coprire e non indagare un errore “tecnico” della cancelleria, oggettivamente pregiudicante la possibilità di sviluppare in assemblea un adeguato confronto, e dando così per scontato che il legislativo sia ormai quasi solo un dispositivo pre-programmato per l’accettazione o il respingimento dei messaggi. Sul caso specifico abbiamo inoltrato un ricorso (affaire à suivre!), ma questo episodio è indicativo della forte svalutazione della sfera politica e in genere dialettico-comunicativa cui assistiamo oggi ad ogni livello. Troppo spesso ogni obiezione, interpellanza o mozione, è ritenuta un fastidio, un ostacolo, un impedimento rispetto alla volontà di potere di una maggioranza troppo sicura di sé.


Già Tocqueville aveva avvertito del rischio che la maggioranza potesse tendere a governare in modo autoritario, ossia non salvaguardando tutti i meccanismi istituzionali atti a garantire alle minoranze, anche se esigue, la possibilità di agire per il cambiamento. La democrazia, specie dove i numeri dell’opposizione sono molto bassi, può regredire in maniera quasi invisibile a dittatura della maggioranza, e nella dimensione locale involvere o permanere entro forme di società chiusa. Paradossalmente, mi ritrovo a dover ricordare ai rappresentanti del “partito liberale” quelli che sono principi di origine anche schiettamente liberale: ma persino Popper da noi verrebbe facilmente additato come un pericoloso rivoluzionario!

Pubblicato il 

04.02.16..
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