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Che sorpresa l'esito delle elezioni in Gran Bretagna! Tutti davano la sinistra laburista di Jeremy Corbyn per perdente: il suo programma sarebbe stato ripescato dal dimenticatoio del socialismo, sfottevano i giornalisti, anche nei media elvetici. La prima ministra Theresa May, ponendo al centro della sua campagna elettorale la questione nazionale, pensava di stravincere nel segno di una Gran Bretagna forte e di affondare così il Partito laburista.


Ma questa volta la questione non riguardava gli stranieri e le relazioni con Bruxelles, come nella votazione sulla Brexit dello scorso anno. I laburisti hanno condotto una campagna elettorale incentrata sui temi sociali: il degrado nella sanità e nei trasporti, le tasse scolastiche triplicate, la difficile situazione di lavoratori e pensionati. Philipp Jennings, segretario generale di Uni Global Union – il sindacato internazionale dei servizi – afferma: «La maggioranza dei britannici oggi guadagna meno rispetto al 2008; milioni di salariati vivono la precarietà; un milione di persone ha contratti che non garantiscono nemmeno un'ora di lavoro; contratti collettivi di lavoro nel settore privato non ce ne sono praticamente più. Non c'è dunque da meravigliarsi che il dumping salariale imperversi».


Il programma di Corbyn dà risposte molto concrete a questi problemi: chiede un aumento del salario minimo legale, l'estensione dei contratti collettivi, il divieto dei contratti da zero ore e del dumping salariale, la riduzione dei costi per la formazione, la ristatalizzazione  delle ferrovie eccetera.
I laburisti hanno dimostrato di stare dalla parte della gente e per questo i giovani si sono mobilitati come mai in precedenza. Il Labour ha riconquistato il voto operaio. E i conservatori di Theresa May sono finiti in apnea. E ora nella politica britannica tutto torna a essere aperto.

Pubblicato il 

22.06.17..
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