Socialità

Onorevoli municipali, un momento. Voi sarete pure d’accordo a appaltare la socialità luganese; noi, invece, prima che i nostri consiglieri comunali votino il messaggio, vogliamo capirne di più. Per questo chiediamo una commissione speciale per l’esame del messaggio sulla trasformazione degli Istituti sociali comunali in un ente autonomo.  Firmato, da destra a sinistra, i responsabili sezionali dei partiti. Cappelletti (Pc), Galeazzi (Udc), Ghisletta (Ps), Merlo (Verdi), Petralli (Ppd), Viscardi (Plr) e pure Antonella Pan Fassora, della Lega dei ticinesi, hanno sottoscritto una lettera al Municipio di Lugano in cui chiedono un’attenta valutazione «sull’opportunità  di demandare la gestione della socialità a soggetti esterni all’amministrazione». Perché? Ovvio: «Preservare un adeguato controllo pubblico su un settore così delicato».

In gran segretezza si stava discutendo di esternalizzare la socialità di Lugano con tanto di rapporto redatto da Christian Vitta, prima che diventasse ministro. L’Esecutivo cittadino aveva detto sì al principio con risoluzione e quatti quatti, era stato preparato il messaggio per la trasformazione degli Istituti sociali comunali in un ente autonomo. Non roba da poco, non un semplice atto amministrativo,  ma fare uscire dall’apparato comunale un settore nevralgico per ogni collettività. Per quali benefici o interessi?


L’operazione era stata resa pubblica da area lo scorso 8 maggio e quella che sarebbe dovuta andare come una lettera alla posta ha subito una fastidiosa frenata dall’inattesa rivelazione a mezzo stampa. Il Municipio aveva così  dovuto rispondere ai media, insistendo sulla validità del progetto  e in estate il messaggio era stato licenziato. Consiglieri, sotto l’ombrellone, studiatevi il fascio di fogli, e preparatevi per la votazione, perché il 1° gennaio 2016 si vuole rendere operativa la nuova realtà. Il municipale leghista Lorenzo Quadri, a capo del Dicastero Istituti sociali, che crede e spinge per la costituzione dell’ente autonomo di diritto pubblico, dove verosimilmente sederebbe nel CdA come rappresentante del Municipio, aveva voluto prendere posizione, rassicurando quel migliaio di persone che ruota attorno agli Isc, invitato a non prestare attenzione alle «cazzate che scrivono i giornali».  


Ora, il messaggio è lì da vedere, da leggere. Tanto che sono gli stessi rappresentanti dei partiti presenti nel Legislativo di Lugano a volerci vedere chiaro. Il tema è di una portata tale che hanno preso carta e penna e scritto una lettera concertata al Municipio nella quale chiedono di approfondire vantaggi e rischi prima che l’oggetto vada in votazione, chiedendo di essere coinvolti nella discussione.


«La lettera, che solleva anche altri punti, ha trovato l’accordo di tutti i responsabili dei partiti ed esorta il Municipio di Lugano a incontrare più regolarmente i presidenti sezionali per favorire una migliore comunicazione e una maggiore trasparenza nei lavori. Nel caso specifico della trasformazione degli Isc in ente autonomo andiamo oltre, chiedendo che concretamente venga creata una commissione speciale per l’esame del messaggio. Si è costituita una commissione per il Lac, non è forse il caso di farla per una questione che tocca i diritti umani? Il tema è troppo importante e la valutazione sull’opportunità di demandare la gestione della socialità comunale a soggetti esterni all’amministrazione comunale deve essere rigorosa. E il motivo è facilmente intuibile: è necessario conservare un adeguato controllo pubblico su settori delicati come il socio-sanitario. Non dimentichiamoci, che la Città ha a lungo vantato di possedere il regolamento più sociale della Svizzera: non siamo disposti a perdere quanto conquistato a beneficio della popolazione. In questo momento il messaggio è al vaglio della Commissione della gestione, mentre i promotori vorrebbero che l’ente entrasse in funzione a inizio 2016. Sono tempi che io escludo perché talmente ristretti da non ammettere la possibilità di uno studio approfondito su i vantaggi e i rischi della manovra» spiega Giovanna Viscardi, presidente Plr Lugano.


Angelo Petralli, alla testa dal maggio 2014 del Ppd e Generazione giovani di Lugano, concorda sulla centralità della materia per la collettività: «L’argomento mi sta a cuore. Si tratta di un passo delicatissimo che va vagliato in tutte le sue declinazioni: tocca i diritti sociali delle persone e le prestazioni a loro offerte. Non è ancora detto che questa sia la soluzione migliore, va discussa. Come presidenti sezionali dei partiti chiediamo di partecipare al progetto, non vogliamo che i nostri consiglieri comunali si ritrovino sui banchi semplicemente ad alzare la mano per un sì o per un no. Non è così semplice come si vuole fare intendere, di fatto si tratta di privatizzare la socialità,  che non può essere una fotocopia di quanto fatto con casinò o Tpl».
Già, una privatizzazione strisciante checché la si voglia chiamare. Un ente, anche se al suo interno ha un rappresentante del Municipio, è altra cosa da un servizio che dipende in tutto e per tutto da un esecutivo e da un legislativo eletti dal popolo. L’ente autonomo degli Istituti sociali sarebbe regolato da una legge che ne definisce l’autonomia, mentre il Consiglio comunale approverebbe i consuntivi, ma non avrebbe voce nei preventivi. E qui appare chiara la perdita di controllo politico. Resta da capire quali siano i vantaggi per il comune, a parte la prospettata migliore governance.  


Non ha dubbi in merito Tamara Merlo, che rappresenta I Verdi in Cc a Lugano. «Certo, per me è chiaro che stiamo parlando di una privatizzazione. Riguardo all’esternalizzazione degli Istituti sociali, noi Verdi siamo molto attenti: delegare le competenze pubbliche non sempre è garanzia di qualità. Si avanzano motivazioni economiche e di maggiore efficienza degli apparati, mentre sappiamo che se tutto va bene ci guadagna il privato e se va male è il pubblico a pagare. Non solo, i rischi legati all’esternalizzazione della socialità sono ancora più insidiosi rispetto alle privatizzazioni in altri ambiti. In gioco c’è la qualità dell’intervento che una volta persa diventa un valore irrecuperabile».


Scontata la posizione del socialista Raoul Ghisletta, presidente Ps Lugano,che ha inoltrato un'interogazione chiede quanto potere avrà ancora il Legislativo se dovesse essere costituito l’ente autonomo. «La questione è la qualità di lavoro per i dipendenti e delle cure prestate. È però pure inquietante ciò che prevede lo statuto, ovvero la facoltà di gemmazione data all’ente di poter aprire altre società».

 

Infine, anche la destra va con i piedi di piombo. Tiziano Galeazzi se è favorevole in linea generale sul principio, riconosce i pericoli insiti nella manovra: «Personalmente, e non parlo a nome dell’Udc, il controllo pubblico non può essere perso per non ripetere quanto avvenuto in passato col casinò. A maggior ragione qui che si parla di esseri umani: il settore socio-sanitario deve essere tutelato perché non è a scopo commerciale. Con la socialità non si scherza, occorre essere prudenti, guai se dovesse venire a mancare il controllo del Legislativo».

Pubblicato il 

24.09.15..
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