Ticino

Che cosa hanno in comune un politico russo, un imprenditore salvadoregno, un magnate kazako e un presunto 'ndranghetista italiano? Tutti quanti hanno investito nell'immobiliare in Ticino. Perché lo hanno fatto? Non lo sappiamo con certezza. Certo è che gli investimenti immobiliari in Svizzera sfuggono ai controlli: il settore non è sottomesso alla Legge federale sul riciclaggio di denaro (Lrd). La Svizzera lava più bianco, accusava 26 anni fa Jean Ziegler in un libro che denunciava il sistema bancario elvetico, complice di un colossale sistema di riciclaggio. Oggi uno dei migliori detersivi per chi vuole sbiancare capitali sono invece terreni e immobili. Anche il Ticino non è immune dal fenomeno. Vediamo qualche caso che, pur senza strascichi penali, pone qualche interrogativo.


Il primo riguarda Andrey Klishas, un parlamentare russo considerato vicino a Putin. Prima di dedicarsi alla cosa pubblica Klishas è stato un oligarca rampante, attivo nel settore bancario e minerario. Nel 2010, a soli 38 anni, diventa presidente della Norilsk Nickel, primo produttore mondiale di nichel. Due anni prima acquista una proprietà di 975 mq a Brione sopra Minusio, riatta la villa e vi investe diversi soldi. Nella Confederazione Klishas ha legami con l'avvocato Hans Bodmer, già condannato negli Stati Uniti per riciclaggio, presso il cui ufficio zurighese il russo aveva un proprio recapito. Nel 2014, il nome di Klishas finisce nella lista delle sanzioni stilate da Usa e Ue, a cui la Svizzera si adegua: il ricco senatore non può né entrare nella Confederazione né avviare nuove relazioni con intermediari finanziari. Il paradosso dell’oligarca? Avere una villa e non poterla abitare.


Dal Salvador a Vico Morcote
Enrique Rais è invece un imprenditore di El Salvador. Un uomo potente e controverso. È dirigente di diverse imprese tra cui la Mides, una compagnia attiva nel settore dei rifiuti con capitale misto pubblico/privato. Dal luglio 2011, Rais risulta proprietario di un appartamento in Ticino, presso lo Swiss Diamond Hotel di Vico Morcote. La rivista salvadoregna Factum scrive che l'offerta iniziale era di 175 mila dollari. Un prezzo molto vantaggioso: un appartamento al Diamond è oggi in vendita a 1 milione e 750 mila franchi. Ma la transazione pone altri due problemi. Primo: parte del pagamento – avvenuto tramite alcune triangolazioni dai nomi esotici - è stato fatto con i soldi della società semi-pubblica Mides. Secondo: la controversa reputazione di Rais. A marzo alcuni velivoli di proprietà sua o di società a lui riconducibili sono stati perquisiti dalla Dea in Florida. Il sospetto è che siano stati utilizzati per operazioni di narcotraffico. In un documento giudiziario Rais è definito un obiettivo prioritario dell'operazione «per i suoi vincoli con gruppi di crimine organizzato, compagnie fantasma, cartelli e politici corrotti di recente identificati nei Panama Papers».


Triangolazioni esotiche
Il terzo esempio riguarda Timur Kulibayev, il genero di Nursultan Nazarbayev, padre padrone del Kazakistan. I due sono già stati implicati in casi di riciclaggio in Svizzera. Nel 2010 la Rts rivelò che Kulibayev aveva acquistato la Romantica di Melide. Un'operazione complessa, effettuata attraverso prestanomi, prestiti e giri di società offshore. Tra di esse l'acquirente: la Stott Limited basata alle Isole Vergini e il cui rappresentante in Ticino era Behgjet Pacolli, noto per avere costruito mezza capitale kazaka. L'affare è talmente contorto che è diventato un caso di scuola: nel rapporto nazionale sul riciclaggio 2015 la vendita della Romantica è presentata – in forma anonima - come esempio nel capitolo sull’immobiliare (vedi a lato). Nel frattempo la villa è stata abbattuta ed è in corso un cantiere. Il terreno è ancora della Stott i cui reali proprietari non sono mai stati comunicati. Ma per le autorità cantonali, va bene così: non è loro compito verificare i reali proprietari della società, né tantomeno l’origine del denaro. All’epoca, i kazaki erano interessati anche ad un’altra dimora ticinese: Villa Magliasina. La cordata dietro alla Stott aveva messo gli occhi su questo albergo di Magliaso, ma poi non se ne fece nulla.

Un'altra società offshore riconducibile all’abituale prestanome di Kulibayev – la Darley Investment Services Inc. – è invece dietro ad un'operazione immobiliare a Porza. Nel 2006 la Darley ha prestato 5,65 milioni di franchi alla Mabco di Pacolli, il quale a scopo di garanzia ha a sua volta ceduto a questa società delle Isole Vergini cinque cartelle ipotecarie al portatore gravanti sull'immobile. Oggi la villa, dopo essere passata nelle mani di Enrico Preziosi, è di proprietà di Silvia Necci, ex moglie di Danilo Coppola, immobiliarista romano condannato in aprile a nove anni di reclusione in Italia per bancarotta fraudolenta.


Difficile provare il riciclaggio
Delle tecniche utilizzate per riciclare nell’immobiliare si discute da anni. Nel 2013 la Fedpol ha pubblicato un rapporto specifico per spiegare il fenomeno. Negli ultimi anni vi sono poi stati diversi atti parlamentari intesi a sottomettere il settore alla Lrd. Ogni volta, con il sostegno delle lobbies immobiliari, il parlamento ha respinto tali iniziative. L’unica grossa novità è in vigore da gennaio 2016: oltre i 100 mila franchi non sarà piu possibile pagare un immobile in contanti, ma si dovrà passare da un intermediario finanziario. Per alcuni esperti, come l’ex procuratore capo dell’antenna ticinese del Mpc Pierluigi Pasi, questa norma colma un’importante lacuna. Per altri non basta: troppo facile celarsi dietro a società e prestanomi. Ad ogni modo per le autorità di perseguimento penale il punto più difficile è sempre lo stesso: provare l’origine criminale del denaro, sopratutto quando il delitto preliminare sarebbe avvenuto all’estero. Nell’inchiesta che ha coinvolto Timur Kulibayev, la Svizzera ha dovuto chiudere il caso: lo Stato kazako, governato dal suocero del sospettato, ha decretato che le accuse nei suoi confronti erano infondate.

 

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Un settore che fa gola anche alla ‘ndrangheta

Franco Longo è stato arrestato a Vacallo nel 2014. È accusato di sostegno ad un'organizzazione criminale e di riciclaggio di denaro. Secondo il Mpc, Longo è stato incaricato dai fratelli Martino – tre ndranghetisti condannati in Italia a lunghe pene detentive – di trovare un bene immobiliare nel quale investire i soldi sporchi in Ticino. Individuata  una palazzina a Chiasso (vedi foto sotto), Longo ha condotto la trattativa con una società immobiliare ticinese. Secondo l’accusa, l’acquisto dell’immobile è avvenuto almeno in parte con denaro provento di attività illecite. La metà del palazzo, oggi sotto sequestro, appartiene a uno dei Martino. Quest’ultimo, grazie ad un permesso B ottenuto in seguito ad una finta assunzione, è riuscito a non essere sottoposto alla Lex Koller. Qualche anno prima, un altro italiano residente in Ticino, poi condannato in Italia a 12 anni per mafia, aveva acquistato un terreno a Caslano, un immobile a Rovio e uno a Capolago. Negli ultimi anni varie inchieste giudiziarie hanno segnalato infiltrazioni di stampo mafioso in società immobiliare nel Canton Ticino.

Pubblicato il 

11.05.16..
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