Si chiamava Ahmad Said Soud Khalid, aveva 27 anni ed era matto. Non un matto cattivo. Ahmad era una sorta di scemo del villaggio. Uno scemo del campo profughi, quello di el-Ain, nella Palestina occupata. Era l’alba. Ahmad stava andando alla moschea del campo, per la prima preghiera della giornata. Dei soldati israeliani gli hanno urlato di entrare in casa. Ahmad però non aveva capito bene. Era un po’ matto, non un matto cattivo, ma uno che le cose gliele dovevi ripetere due volte, con calma. I soldati israeliani, quelli sì invece che erano cattivi. Tempo da perdere per dare retta a un matto non ne avevano. Munizioni da perdere invece ne avevano almeno quattro. Le hanno usate tutte contro Ahmad, che è morto perché non aveva capito bene.

 

Ahmad è solo uno dei tanti morti in Palestina in queste ultime settimane. Almeno sette al momento in cui scrivo. Probabilmente di più, quando leggerete. A lui e ad altri quattro hanno sparato, con missili o fucili. Ad altri due, già anziani, ha ceduto il cuore al trovarsi i soldati in casa la notte. Si è spezzato, come si spezza il legno secco degli ulivi sotto i cingolati. Accanto ai cadaveri si contano almeno 120 feriti e quasi 600 arrestati. Le case e gli edifici distrutti sono finora 1.350. Tutto questo perché un paio di settimane fa, tre ragazzi israeliani hanno deciso di fare autostop, anche se in teoria la legge lo proibisce. Ma d’altronde, quei ragazzi sono cresciuti a Goush Etzion, una colonia israeliana illegale in Cisgiordania, dove vivono 70.000 coloni. Anche questo in sé è proibito.


Stabilire una colonia è un crimine di guerra secondo il diritto internazionale (art. 8 dello Statuto della Corte penale internazionale). Ma quando si ha un passaporto israeliano, ogni divieto sembra diventare relativo. Questi tre ragazzi si trovavano in un’area C, sotto il totale controllo dell’esercito israeliano. Sono saliti su un’auto e sono spariti senza lasciare traccia. In ogni parte del mondo civile, quando c’è un rapimento si allerta la polizia, si apre un’inchiesta per ritrovare gli ostaggi e punire il colpevole e lui solo. In Israele no.

 

In seguito alla scomparsa dei ragazzi si è scatenata la più importante operazione militare degli ultimi dieci anni. Hanno sfondato porte. Hanno rastrellato casa per casa. Hanno saccheggiato centri culturali, università e organizzazioni di beneficenza. Hanno sparato allo scemo e distrutto il villaggio che aveva dietro. I tre ragazzi sono stati trovati cadaveri e il messaggio che doveva passare è passato. Per il governo israeliano la vita di un adolescente vale almeno due vite palestinesi, la salute di altri 40, la libertà di 200 e centinaia di case abbattute. Una barbaria.

 

Che per giustificare tutto ciò il governo israeliano invochi la necessità di liberare tre adolescenti appare ancor più paradossale, se si pensa alle politiche che quello stesso governo riserva ai minorenni palestinesi. Oltre settemila ragazzi palestinesi, tra i dodici e diciassette anni, sono stati arrestati negli ultimi dieci anni dalle forze armate israeliane.

 

Come constatato dall’Unicef (rapporto del 14 giugno 2013), molti di loro sono stati sottoposti a «trattamenti crudeli, inumani o degradanti sistematici». Tra i maltrattamenti riscontrati, vi sono state minacce di stupro contro i minorenni e le loro famiglie, restrizione dell’uso dei servizi igienici, privazione di cibo e acqua e detenzione in isolamento per mesi.

 

Lo stesso rapporto constata che l’esercito israeliano usa i bambini palestinesi come scudi umani. Attualmente sono oltre 250 i minorenni palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, in violazione delle convenzioni internazionali per i diritti del fanciullo. Molti di loro sono stati arrestati negli ultimi giorni. Se i palestinesi applicassero la stessa tariffa della potenza occupante, l’insieme dei loro figli imprigionati varrebbe 500 vite israeliane, 10.000 feriti, 50.000 arrestati e 100.000 case abbattute. Ma la Palestina è uno stato civile, e nel mondo civile, quando c’è un rapimento si punisce il colpevole, e lui solo.

Pubblicato il 

03.07.14..
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