Il No borghese

Che il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo sia una questione controversa, è risaputo. La contrapposizione tra contrari e favorevoli non è però molto netta, nel senso che non passa soltanto tra – grosso modo – sinistra ecologista e destra, ma anche all’interno degli stessi partiti borghesi. E la contraddizione nella maggioranza parlamentare favorevole è emersa adesso chiaramente grazie ad un “Comitato borghese no al raddoppio del San Gottardo” che si è presentato l’8 giugno scorso all’opinione pubblica.

 

In verità un comitato borghese di opposizione al secondo tunnel stradale del San Gottardo era già sorto in Ticino lo scorso novembre. Adesso, però, c’è anche quello svizzero, appoggiato da un nutrito gruppo di politici borghesi attivi a livello federale, cantonale e locale. La composizione per partiti è rispecchiata nella co-presidenza, dove troviamo i consiglieri agli Stati Konrad Graber, lucernese del Ppd, Thomas Minder, sciaffusano apartitico (gruppo Udc), Markus Stadler, urano dei Verdi liberali. Poi ci sono i consiglieri nazionali: Isabelle Chevalley, vodese dei Verdi liberali, Maja Ingold, zurighese del Ppe (gruppo Ppd), Barbara Schmid Federer, zurighese del Ppd. Infine, i ticinesi: Claudio Bordogna, già deputato in Gran Consiglio, del Plr, e Moreno Colombo, sindaco di Chiasso, del Plr.


L’analisi costi-benefici è al centro delle argomentazioni avanzate dal comitato borghese contrario al raddoppio del San Gottardo. Da un punto di vista finanziario e politico il progetto è stato definito un nonsenso. «Investire efficacemente le limitate finanze è un principio fondamentale nella costruzione delle strade nazionali», ha sostenuto Konrad Graber. Se infatti il semplice risanamento della galleria esistente costerebbe tra 1,2 e 2 miliardi di franchi, un secondo tubo costerebbe, da solo, 3 miliardi di franchi. E vi si aggiungano da 25 a 40 milioni all’anno di manutenzione per 40 anni.


Già oggi, secondo Graber, «allo Stato mancano i mezzi per mantenere l’infrastruttura esistente», quindi si dovrà ricorrere ad «una politica che va a tastoni effettuando dapprima un grande investimento per poi minacciare i cantoni di stralciare o posticipare i loro progetti a causa delle finanze carenti». Dal punto di vista politico, poi, «il progetto approvato dal Parlamento logora la credibilità della nostra politica», aggiunge il “senatore” lucernese. E spiega: «La Costituzione vieta di ampliare le strade di transito attraverso le Alpi. Il secondo tubo crea le premesse tecniche e materiali per attraversare il Gottardo su quattro corsie», contro la volontà espressa dagli elettori.


Quanto agli aspetti della sicurezza e del traffico, Maja Ingold sostiene che, facilitando l’attraversamento delle Alpi, aumenta spontaneamente il traffico. E «un 3 per cento di traffico in più annulla l’argomento della sicurezza», poiché basta questo modesto incremento (500 veicoli al giorno in più) e «scompare già la miglioria sul piano securitario offerta dal secondo tubo». Da parte sua, la verde liberale Isabelle Chevalley mette in evidenza come «le risorse destinate alla strada sarebbero meglio investite nella rete autostradale delle principali regioni metropolitane, creatrici di lavoro e di crescita economica, che non al Gottardo».


In conclusione, il risanamento del tunnel autostradale del San Gottardo viene riconosciuto come necessario e urgente. Ma il comitato borghese contro il raddoppio del Gottardo predilige la variante del solo risanamento senza la costruzione di una seconda galleria. È una soluzione che il Consiglio federale aveva già ritenuto essere la migliore. Il timore è che come «importanti gruppi d’interesse nazionali ed esteri» possono aver indotto il governo svizzero a cambiare opinione, così, secondo Maja Ingold, gli stessi gruppi «annulleranno in votazione la promessa del Consiglio federale di utilizzare una sola corsia in entrambe le gallerie». In tal modo, conclude Konrad Graber, «scalfiamo i diritti politici, la libera formazione degli obiettivi politici e la vera votazione. Ciò nuoce alla nostra democrazia e non lo posso accettare».

Pubblicato il 

17.06.15..
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