L'editoriale

La necessità di un’assicurazione sociale per la vecchiaia venne riconosciuta in Svizzera già sul finire dell’Ottocento, quando la povertà era molto diffusa (in particolare tra le famiglie operaie) e a farsi carico dei bisogni degli anziani e delle persone inabili al lavoro erano essenzialmente le organizzazioni di beneficenza e la Chiesa, sorrette da una forma rudimentale di assistenza pubblica. Ma ci vollero altri decenni di miseria e di lotte (si pensi allo storico sciopero generale di 5 giorni del novembre 1918) perché il principio venisse iscritto, nel 1925, nella Costituzione federale. E poi altri 23 anni prima che l’Assicurazione federale per la vecchiaia e i superstiti entrasse finalmente in vigore. Quella della nascita dell’Avs è una storia che merita di essere ricordata, seppure soltanto a grandi linee, in queste settimane che ci separano dalla votazione sull’iniziativa popolare AvsPlus, il cui esito sarà di fondamentale importanza per il futuro di quella che giustamente viene considerata l’assicurazione sociale per eccellenza.

Il geniale meccanismo di finanziamento secondo il cosiddetto “principio di ripartizione” che ne sta alla base e che ne garantisce la solidità è infatti l’esaltazione della Solidarietà con la “S” maiuscola e non lo si ritrova in nessuna altra forma pensionistica: contrariamente alla previdenza professionale (cassa pensione o secondo pilastro) e alla previdenza privata (terzo pilastro), per il finanziamento dell’Avs non viene costituito un capitale con i risparmi realizzati nel corso della vita lavorativa, ma i contributi che entrano sono versati immediatamente ai beneficiari di pensione, appunto “ripartiti”. Ne risulta un sistema molto più equo in cui i ricchi pagano di più (proporzionalmente al reddito conseguito) per garantire a tutti una pensione minima senza ottenere nulla più del povero in cambio, visto che la pensione massima non può superare il doppio di quella minima (attualmente 2.350 e rispettivamente 1.175 franchi al mese). “I ricchi non hanno bisogno dell’Avs, ma l’Avs ha bisogno dei ricchi”, sintetizzava efficacemente l’ex consigliere federale socialista Hans-Peter Tschudi, uno dei padri dell’Avs.


Oggi per due terzi della popolazione anziana l’Avs è l’entrata principale e per il 38 per cento, soprattutto donne, è l’unica fonte di reddito. Di qui l’importanza di dare ancora maggiore solidità a questo pilastro della nostra socialità, che da oltre un ventennio subisce oltretutto gli incessanti attacchi politici della destra che lavora al servizio delle banche e delle assicurazioni. Banche e assicurazioni che sin dalla nascita dell’Avs si sono sempre battute per mantenere basse le pensioni e per impedire che esse coprissero i bisogni vitali delle persone, al solo scopo di far crescere gli investimenti nella previdenza professionale e privata, dunque per garantirsi più affari.  

 

Un aumento del 10 per cento delle pensioni Avs previsto da AvsPlus è oggi più che mai necessario e urgente anche alla luce della crisi delle casse pensioni confrontate con lo scarso rendimento dei capitali sui mercati finanziari (che si sommano all’allentamento delle garanzie legali, leggasi riduzione del tasso minimo d’interesse e abbassamento dell’aliquota di conversione) e della conseguente diminuzione delle pensioni che colpirà i futuri pensionati.


E poi, contrariamente al secondo pilastro, l’Avs è molto più sicura perché non è esposta alla volatilità dei mercati e sa “gestire” molto bene il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e dunque l’aumento dei beneficiari.  Essa offre inoltre prestazioni incomparabili: per ottenere l’equivalente della pensione massima Avs nella previdenza privata una coppia dovrebbe pagare il doppio di quanto versa all’Avs. Infine, ma non da ultimo, c’è pur sempre da adempiere un mandato costituzionale, secondo cui le pensioni Avs devono soddisfare i bisogni vitali degli anziani.


E se qualcuno avesse ancora dubbi, provi a immaginarsi una Svizzera senza Avs: ciascuno di noi per assicurarsi una vecchiaia dignitosa dovrebbe pagarsi di tasca propria un’assicurazione privata che costerebbe circa il 10 per cento del salario lordo. Gli unici che non patirebbero alcuna conseguenza sono i ricchi che guadagnano più di 15.000 franchi al mese.


Il cittadino che si recherà alle urne il prossimo 25 settembre non si dimentichi infine che proprio il giorno dopo il Consiglio nazionale discuterà della scellerata proposta della sua commissione che vorrebbe spalancare le porte a un innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni per tutti. Solo con un massiccio sostegno ad Avs plus sarà possibile far morire sul nascere questa ipotesi fuori luogo e fuori dal tempo.

Pubblicato il 

08.09.16..
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