Malaffare

«Il rapporto qualità prezzo era eccezionale». Così il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli all’inizio dello scandalo ha giustificato alla Rsi il mandato all’agenzia di sicurezza Argo 1 a cui si affidava la sorveglianza dei centri richiedenti l’asilo in Ticino. La logica del minor prezzo e del costo stracciato avrebbe dunque convinto il Dipartimento sanità e socialità a scegliere la Argo 1 tra le 80 agenzie presenti in Ticino senza porsi troppe domande. Raccontiamo la storia riassumendo la versione del capo Dipartimento sanità e socialità Beltraminelli esposta lunedì 13 marzo in Gran Consiglio.


Marco, un agente di sicurezza alle dipendenze di un’agenzia che prestava servizio nei centri Croce Rossa dei richiedenti l’asilo, fiuta l'affare dell’aumento del flusso dei migranti nel 2014. Nelle sue funzioni, conosce la responsabile del servizio richiedenti l’asilo e il suo diretto superiore, il capo del’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento. Ai due funzionari Marco fa una proposta allettante. Aprirà lui stesso un’agenzia di sicurezza specializzata nella sorveglianza dei centri richiedenti, garantendo prezzi stracciati. Al Cantone propone un pacchetto completo di prestazioni (sicurezza, pulizia e “accompagnamento” dei richiedenti) a un prezzo irrisorio, 35 franchi l’ora invece dei 48 franchi della ditta precedente. Ai due funzionari l’idea di risparmiare quasi il 30% piace molto e la sottopongono al capo divisione di allora e a Paolo Beltraminelli. Entusiasti dell’allettante risparmio, l'alto funzionario e il consigliere di stato Beltraminelli firmano un contratto con la neonata agenzia per un periodo di sei mesi, affidandole il mandato della sorveglianza al centro richiedenti dia Lumino per un costo di 420.000 franchi. Scaduto quel mandato diretto, alla Argo 1 viene affidata la sorveglianza di altri tre centri alle medesime “eccezionali” tariffe. Quei nuovi mandati da 1,1 milioni di franchi per il 2015, 1,75 milioni per il 2016, non saranno però firmati da nessuno. Sulla carta non esistono.


Stando alle spiegazioni di Beltraminelli, i successivi mandati diretti milionari sarebbero stati dati tacitamente dal capoufficio e la responsabile dell’asilo. Un accordo talmente tacito da esser taciuto anche al capo divisione e Beltraminelli. «È mancato il feed back» ha detto il consigliere di Stato in Parlamento. Da parte sua, Beltraminelli si sarebbe scordato nei due anni successivi di chiedere loro chi si occupasse della sorveglianza dei tre centri a cui lo Stato versava oltre tre milioni di franchi complessivi.
La faccenda s’ingarbuglia ancor di più perché quei 3 milioni di franchi di mandati diretti affidati alla Argo 1 non compaiono nella lista dei mandati diretti cantonali. Beltraminelli ha spiegato di non aver mai portato sul tavolo del Consiglio di Stato il primo contratto a termine, né gli altri successivi mandati, per l’approvazione formale con risoluzione governativa.


Se il racconto di Beltraminelli ha il pregio di chiarire la dinamica della vicenda, quest’ultima suscita però dei nuovi interrogativi. La scelta di attribuire il mandato alla Argo 1 è perlomeno sospetta sotto diversi punti. Quando il Dss gli affida la sorveglianza del centro di Lumino a fine luglio 2014, la Argo 1 conta due dipendenti. Per coprire i tre turni di due agenti di sorveglianza sulle 24 ore, arrivano d’urgenza dei rinforzi di agenti in prestito da altre ditte. Inoltre, in quel momento, la Argo 1 non esiste come società. Allora si chiamava OtenyS e cambierà il nome a registro di commercio solo a novembre, almeno quattro mesi dopo aver ricevuto l’appalto diretto firmato da Beltraminelli.


Alla luce di questi fatti e del quadro descritto dal consigliere di Stato, si ha l’impressione che nel suo dipartimento si lavori superficialmente, attribuendo con leggerezza dei mandati a ditte sconosciute purché si risparmino dei soldi, con buona pace della qualità delle prestazioni e dei richiedenti. Tanto se questi esseri umani protestano perché qualcuno li maltratta, col clima attuale che si respira nel Cantone, nessuno darà loro retta. E se quel prezzo «eccezionale» è tanto basso da equivalere a un’istigazione a delinquere per un profitto altrimenti irrealizzabile, poco importa. Per quanto grave, questa è l’ipotesi migliore. Si vedrà se l’inchiesta della Magistratura condurrà ad altri scenari. «Finora» ha precisato Beltraminelli lunedì in Gran Consiglio, nessun funzionario del Dss è indagato penalmente. Nostre fonti confermano che sul mandato alla Argo 1 la Procura sta verificando se sussistano delle responsabilità penali o no.


Sul piano amministrativo invece, numerose inchieste sono partite. Il Controllo cantonale delle finanze, organo esterno all’amministrazione pubblica, sta analizzando come sia stato possibile che dei mandati milionari non abbiano ricevuto l’avallo governativo per diversi anni, perché non siano stati messi a concorso pubblico e quali le responsabilità nella catena gerarchica del Dss.  Per ora, l’unica conseguenza è stata la sollevazione dalle competenze nel campo dell’asilo del capo dell’Ufficio del’inserimento e sostegno sociale, decisa da Beltraminelli.


Anche il Gran Consiglio si sta muovendo. La Sottocommissione della gestione, creata per analizzare il caso dei permessi falsi legati alla corruzione all’Ufficio migrazione cantonale, ha deciso di occuparsi anche del mandato diretto alla Argo 1. Il Partito socialista ha pure inoltrato una mozione chiedendo al governo di promuovere un “audit” sull’organizzazione e gestione del personale al servizio asilo del Dss e Ufficio migrazione del Dipartimento delle istituzioni. Il capogruppo socialista Ivo Durisch è favorevole a un’inchiesta amministrativa sul mandato alla Argo 1.


Vi è poi una domanda inquietante rimasta senza risposta, posta lunedì in Gran Consiglio dalla deputata Michela Delcò Petralli: «Quanti mandati diretti di cui non conosciamo l’esistenza ci sono in tutti i dipartimenti?». Sul medesimo tema, il deputato Matteo Pronzini ha interrogato mercoledì il governo su dove figurino i mandati diretti per pasti, pulizie e lavanderia nei centri per richiedenti asilo gestiti dal Cantone, non presenti nella lista cantonale.                   

Pubblicato il 

16.03.17..
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