10 anni di assicurazione maternità

Quest’anno, il 1° luglio, si festeggiano i 10 anni dell’entrata in vigore dell’assicurazione manità, un diritto oggi acquisito, ma che è stato difficile ottenere e al quale si è giunti solo a suon di compromessi (cfr articolo a lato). Con la consigliera agli Stati socialista Liliane Maury-Pasquier, abbiamo discusso dei passi avanti che questo diritto ha portato con sé e delle sfide per il futuro, perché, come dice lei: «sono felice di festeggiare i dieci anni dell’assicurazione maternità, ma questo non vuol dire che ci fermeremo qui».

 

Dopo la lunga e tortuosa strada che i sostenitori dell’assicurazione maternità hanno dovuto affrontare per arrivare all’approvazione dell’attuale legge nel 2004, questa è diventata ben presto un’esigenza irrinunciabile: «Fa oramai parte di un sistema, oggi non possiamo più immaginare che prima non fosse così e non potremmo più pensare di tornare indietro. – spiega Maury-Pasquier –. Questo dimostra che si trattava di una necessità assoluta, che l’assicurazione maternità costituisce lo zoccolo della base delle assicurazioni sociali». E dire che dieci anni or sono c’erano anche delle donne che si opponevano alla creazione di un’assicurazione maternità: le donne Udc, infatti, sostennero il referendum lanciato dal loro partito contro quest’assicurazione. Oggi la situazione sarebbe diversa? Secondo la consigliera agli Stati, con la generalizzazione del lavoro femminile il congedo maternità retribuito è diventato un’esigenza: «Sono sicura che questo sia vero per tutte le donne, qualsiasi sia la loro appartenenza politica».


Levatrice di professione, Liliane Maury-Pasquier ha potuto vedere “sul terreno” com’era prima dell’entrata in vigore dell’assicurazione maternità e come sono cambiate le cose dopo il luglio del 2005. A suo avviso il cambiamento più grande è rappresentato dal fatto che prima si trattava di un privilegio di alcune categorie di donne (come ad esempio coloro che lavoravano nell’amministrazione pubblica o per delle grandi ditte), poi è diventato un diritto e una realtà per tutte. Le più toccate sono sicuramente state le lavoratrici con salari bassi o che si trovavano in situazioni precarie, le quali hanno finalmente potuto beneficiare di un congedo pagato di 14 settimane: «Prima del 2005 queste donne potevano assentarsi dal lavoro per 8 settimane – vige tutt’ora il divieto di impiegare una puerpera nelle 8 settimane dopo il parto, ndr –, ma poi dovevano rientrare perché non si potevano permettere delle settimane supplementari a loro carico. Le donne più sfavorite sono quelle che hanno beneficiato maggiormente del congedo maternità retribuito».


Se vi sia un legame diretto o meno non è stato appurato, ma il tasso di allattamento è in aumento, anche se secondo Maury-Pasquier 14 settimane restano molto poche per avviare un allattamento e decidere se proseguire una volta ripresa l’attività lavorativa. A questo proposito, l’ultima conquista nell’ambito della maternità risale al dicembre 2012 e riguarda proprio le pause allattamento: «Era l’ultimo granello di sabbia. Dopo l’entrata in vigore del congedo maternità, solo la questione della remunerazione delle pause d’allattamento ostacolava ancora l’adesione della Svizzera alla Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sulla protezione della maternità. Si tratta ancora una volta di un piccolo passo, ma importantissimo per chi è toccata dalla questione». La legge svizzera permetteva già alla donna che allatta di consacrare all’allattamento del tempo della sua attività professionale durante il primo anno di vita di suo figlio. Mancava giusto di precisare che questo tempo deve essere retribuito.


Chiediamo allora alla consigliera agli Stati se a suo avviso l’aumento di madri lavoratrici negli ultimi 10 anni (dati dell’Ufficio federale di statistica) sia in parte dovuto all’introduzione di un congedo maternità retribuito: «È possibile, ma non credo che sia solo il fatto di avere un congedo maternità pagato che gioca un ruolo in questo genere di decisioni. Quel che gioca un ruolo è sicuramente la situazione finanziaria della famiglia, le possibilità di lavoro, di lasciare il bambino a terzi o di avere un tasso d’impiego a tempo parziale, tutta una serie di fattori insomma, non credo si debba sovrastimare l’assicurazione maternità. Quello che è sicuro è che "normalizzando" il fatto che una donna che diventa madre abbia diritto a un congedo maternità per questo, fa sì che si crei anche un riconoscimento da parte della società del fatto che si possa essere madre e al contempo avere un’attività professionale. Nella mente delle persone toccate è qualcosa che segna: quello che fanno non è qualcosa fuori norma, ma qualcosa di riconosciuto dalla società, qualcosa di normale». È quindi cambiata la percezione: «C’è un effetto a lungo termine più importante di quello che si crede: per anni abbiamo sentito e risentito che il posto della donna era a casa a crescere i figli, mentre votando e mettendo in piedi un’assicurazione maternità abbiamo riconosciuto che non era più così, che una donna aveva il suo posto nel mercato del lavoro pur essendo madre».
Quindi pensa che se si rivotassero oggi quei progetti di assicurazione maternità più estesi e generosi che sono stati bocciati negli anni precedenti il 2004, questi avrebbero qualche chance di essere approvati, oppure la Svizzera non è ancora pronta? «Credo che, malgrado tutto, la Svizzera non sia uno Stato sociale: non ha un sistema sociale molto sviluppato e in questo senso penso che se il progetto dell’assicurazione maternità così come lo conosciamo oggi è passato è anche perché era modesto. Effettivamente sono passati 10 anni, durante i quali il congedo maternità ha dimostrato di avere la sua ragione d’essere, bisogna ora rimettersi all’opera per completare il dispositivo».


Per Maury-Pasquier ci sono oggi tre bisogni importanti che vanno risolti: il congedo d’adozione, il congedo paternità, e il congedo parentale. Bisognerà però vigilare affinché congedo paternità e congedo parentale vengano introdotti in complementarità al congedo maternità di 14 settimane e non al suo posto: «Sono proposte che sono state fatte e, anche se non sono state accolte, ci sono ancora delle persone che hanno la tentazione di fare questo gioco. Dovremo stare attenti su questo punto perché abbiamo bisogno piuttosto di un aumento del congedo maternità che di una sua diminuzione».


Se paragonata a quella di altri Paesi, l’attuale assicurazione maternità svizzera risulta modesta. Una direttiva europea sulla tutela della salute delle lavoratrici incinte, ad esempio, esige almeno 14 settimane di congedo maternità con il versamento di un’indennità come in caso di malattia. La maggior parte degli Stati europei però accorda alle madri un congedo più lungo e indennità più elevate. Alcuni prevedono che il congedo possa essere ripartito fra madre e padre (congedo parentale) oppure concedono ai padri un congedo supplementare. In alcuni Paesi inoltre i genitori possono beneficiare di un congedo parentale durante il quale il posto di lavoro rimane garantito e percepiscono dallo Stato delle indennità per i figli.

Pubblicato il 

03.06.15..
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