Intervista a M. Landini

«I soldi possono circolare come vogliono. Gli Stati hanno fatto leggi perché il capitale possa valicare qualsiasi frontiera senza passaporto, al contrario hanno creato un mondo in cui le persone devono restare prigioniere di un destino disumano e se tentano di fuggire alla ricerca di un futuro sono classificate come clandestine. Così, nel nostro paese succede che coloro i quali si sono salvati, avendo la fortuna di non morire annegati a mezzo miglio dalle coste dell’Italia e dell’Europa, siccome non hanno un lavoro, per la legge Bossi-Fini sono illegali, clandestini e devono essere arrestati». La tragedia di Lampedusa, quelle centinaia di esseri umani uccisi dalla fame, dalle guerre, dalle dittature e dall'egoismo di un'Italia e un'Europa che alzano muri più alti di quelli abbattuti nell'89, e i 150 superstiti “prigionieri” senza neppure il diritto a dormire al coperto, sono al centro della denuncia di Maurizio Landini.


In questa intervista, il segretario generale della Fiom-Cgil si rivolge ai lavoratori svizzeri lettori di area per spiegare le ragioni per cui i metalmeccanici italiani sono in prima fila in difesa della Costituzione, o meglio per la sua applicazione. «Nella Costituzione è contenuto un programma straordinario di governo per il cambiamento: lavoro, studio, salute, insomma diritti su cui dovrebbe fondarsi una democrazia compiuta. Quei diritti sono invece violati. Per questo, sabato 12 ottobre saremo in piazza a Roma insieme a giuristi come Rodotà e Zagrebelsky, a chi si batte contro la miseria e le mafie come don Ciotti, a chi cura le vittime delle guerre come Emergency, ad associazioni di massa come l'Arci e a decine e decine di movimenti, studenteschi, ambientali, territoriali, a organizzazioni sociali laiche e religiose».

 

C’è chi festeggia per la fine del ventennio berlusconiano, anche se nel confronto parlamentare della scorsa settimana non si è neanche verificato il 25 luglio del Cavaliere, che resta al suo posto sia pure costretto a un passo indietro. E già Pd e Pdl tornano a litigare sulla sua decadenza e sull’Imu da mantenere per i ricchi. Il Pd è restio a dar battaglia per modificare la legge Bossi-Fini sull’immigrazione, perché teme che così potrebbe indebolirsi il suo alleato di governo Alfano. Landini, che cosa è cambiato?
La politica è distante come prima dai problemi concreti che vive un paese piegato dalla crisi, dalle ingiustizie sociali, dalla deindustrializzazione che provoca una continua emorragia di posti di lavoro e fa scempio dei diritti. Al governo sono rimaste le stesse persone, sostenute dagli stessi partiti, con gli stessi sciagurati programmi. La realtà richiede invece un’inversione di rotta attraverso radicali modifiche delle politiche economiche e sociali. Insieme, serve un’altra idea di Europa dentro cui collocare l’uscita dalla crisi. Non c’è alcun cambiamento, ma solo una penosa messa in scena. L’unica novità possibile, a bocce ferme, è l’espulsione di Berlusconi dal Parlamento. Se e quando ci sarà.

 

Quali sarebbero le cose da fare per segnare una vera inversione di rotta?
La prima è una nuova legge elettorale che cancelli il Porcellum, a causa del quale abbiamo un Parlamento di nominati e un governo che rappresenta l’opposto della volontà popolare. La seconda cosa è l’abolizione di leggi indegne e razziste come la Bossi-Fini. La terza, e non per importanza, è l’introduzione di nuove politiche sociali che ristabiliscano un ordine naturale: il lavoro, le politiche, l’economia, cioè l’opposto delle priorità degli ultimi governi, proni al cospetto del dio mercato. Redistribuzione del reddito dall’alto verso il basso, una patrimoniale, la lotta concreta all’evasione, un grande piano di investimenti in un paese vittima della deindustrializzazione, dalla siderurgia all’auto, dalla chimica alle tlc. Non servono timidi incentivi per l’occupazione ma solide riduzioni d’orario, e insieme un reddito di cittadinanza.

 

Che cosa c’entrano queste cose, che prefigurano una vera rivoluzione, con la manifestazione del 12 ottobre per l’applicazione della Costituzione?
Sono la stessa cosa. Nella Carta fondamentale di cui non solo la destra, o le destre se preferisci, vorrebbe fare carta straccia, c’è disegnato un grumo di valori e obiettivi che soli garantiscono un percorso democratico: lavoro, salute, istruzione, partecipazione popolare, rappresentanza. Non è un caso che sia toccato proprio alla Corte costituzionale sentenziare contro l’incostituzionalità del modello Marchionne che pretendeva di scegliersi i sindacati con cui trattare e mettere fuori dalle fabbriche gli altri, contrapponendo il lavoro ai diritti. Ci battiamo, insieme a tutti i promotori della manifestazione di sabato per l’applicazione della Costituzione, per fare di essa lo strumento con cui accreditarci in un’Europa che vogliamo diversa, cioè sociale e solidale.


Ma il liberismo ha picchiato duro, modificando abitudini e atteggiamenti anche sociali. Sotto l’incalzare della crisi, con l’impoverimento di fasce crescenti di cittadini, la solidarietà rischia di lasciare il posto a una terribile guerra tra poveri.
Rischia di passare l’idea dello scambio tra lavoro e diritti, e questo pericolo cresce se le persone vengono lasciate sole. Anche qui, la Costituzione ci dà le indicazioni giuste e il movimento che abbiamo messo insieme e che scenderà in piazza il 12 ottobre ha proprio l’obiettivo di unire chi la crisi cerca di dividere, chi resiste al liberismo, chi si batte contro le mafie e la povertà, contro le guerre, contro la distruzione ambientale. Con la Costituzione non si vuole difendere un simulacro, ma ricomporre attraverso valori condivisi le tante lotte per i diritti. Ripeto, serve un’inversione netta di tendenza prefigurando, attraverso gli investimenti e un ritrovato ruolo centrale dello Stato, un diverso modello di sviluppo, socialmente e ambientalmente compatibile. È giunta l’ora di dire basta alla dittatura della finanza che ha modificato la natura stessa del capitalismo, rendendolo definitivamente incompatibile con la democrazia.

 

C’è chi vi accusa di voler fondare un nuovo partito, e al contrario chi carica di aspettative politiche la vostra iniziativa. Come si fa, con il quadro politico dato, infetto e mucillaginoso, ad avviare una stagione di cambiamento?
Il quadro politico è quello che conosciamo e ha fatto esplodere l’astensionismo, determinando un crollo della partecipazione. La maggioranza degli italiani non va più a votare, o si tura il naso e sceglie il meno peggio. Da qui si deve ripartire, dalla riattivazione della partecipazione democratica e popolare. Ognuno dei promotori e degli aderenti al primo appuntamento di sabato si mette in gioco, assumendo le proprie responsabilità. L’alternativa al cambiamento è una sola: la dittatura di una minoranza che continuerà a decidere per tutti.

 

Pubblicato il 

09.10.13..

Edizione cartacea

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