Alla chiusura dell’anno si può scegliere se guardare al passato o volgere lo  sguardo al futuro. Quando si lavora con i giovani è molto spesso opportuno e necessario fare la seconda scelta, senza però  dimenticare di lanciare un’educativa e sempre utile occhiata dietro le spalle.


Immaginare  il futuro però non è facile oggi. Si è infatti quasi sempre stritolati tra la percezione di qualcosa che non funziona alle radici (e cioè il sistema economico in sé) e la necessità di contribuire comunque a far funzionare questo sistema economico, perché a pagarne i difetti e le pecche sono sempre i più deboli, i più fragili: i giovani, le donne, gli anziani, gli stranieri.
Ma nella vita è spesso utile ricordarsi che accontentarsi dell’oggi non è quasi mai una buona ricetta per il futuro.


Immaginiamoci allora un mondo migliore, dove le cose possano andar meglio, dove non ci sia bisogno di continuare a crescere, a inventare nuovi sistemi per creare la ricchezza (o solo il profitto di pochi?) sul nulla (e cioè sulla finanza staccata e avulsa rispetto a quanto avviene nel resto del mondo economico), a depauperare paesi interi e società per l’interesse di pochi, a distruggere, giorno dopo giorno, il pianeta.
Insomma, immaginiamo che non sia più necessario sostenere, a viva forza e senza alcuna convinzione, un sistema economico assurdo, fallimentare e ingiusto, contraddittorio e incapace di funzionare addirittura per il proprio benessere.


E almeno per una volta nell’intero anno, prendiamoci il lusso e l’allegria di immaginare e sperare concretamente di riuscire a costruire un mondo dove ci sia la possibilità per tutti di poter vivere una vita scelta e non subita, in un tempo e in un’economia dove le lavoratrici e i lavoratori sfiorano sempre più spesso uno stato di quasi-schiavitù.
E permettetemi, per lo meno per una volta in un anno, di sperare  anche che la sinistra finalmente abbia la voglia e il coraggio per rimettersi a pensare, a progettare, a proporre, a costruire speranza e visioni, ovunque nel mondo!  


Che la sinistra insomma sia capace di lasciarsi alle spalle il trauma della caduta del muro di Berlino (ma quanto tempo ci dobbiamo mettere per elaborare questo lutto? Ma poi è stato davvero un lutto, per lo meno per molti di noi?)  per tornare a saper leggere, meglio e prima degli altri, la realtà con quella lucidità e capacità di analisi che le apparteneva un tempo e che da diversi anni sembra essere purtroppo svanita nel nulla. Ed infine che la sinistra sappia, dopo aver letto e capito che cosa è necessario fare, proporre e concretizzate nuovi progetti, nuove prospettive, in altre parole un nuovo modo di essere società.
I giovani ne hanno un grande bisogno. Ma non solo i giovani!


Perché tutti abbiamo bisogno di sperare, di poter credere in qualcosa di migliore, di impegnarci seriamente in qualcosa di bello per cambiare in meglio questo mondo.
La grande sfida è di riuscire a farlo non solo per i giovani ma anche e soprattutto con i giovani.
Ed è compito degli adulti riuscirci!

Pubblicato il 

18.12.13..

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