Il caso della Sncm (Société nationale Corse-Méditerranée), la società pubblica dei traghetti che collegano la Corsica alla Francia continentale (e al Maghreb), era in primo piano nella giornata di manifestazioni e di proteste del 4 ottobre, che ha paralizzato la Francia, contro la politica sociale del governo, contro il precariato e la disoccupazione, a favore di un aumento dell’occupazione e del potere d’acquisto. La battaglia navale della scorsa settimana – quando su decisione del primo ministro Dominique de Villepin è intervenuto l’esercito per recuperare il traghetto “Pascal Paoli” sequestrato dai marinai del sindacato corso Stc – è diventata un simbolo dell’ambiguità del governo: da un lato, grandi discorsi sul “gollismo sociale”, che Villepin contrappone all’ultra-liberismo del suo compagno di partito e rivale, Nicolas Sarkozy, ma dall’altro una realtà fatta di repressione. Far intervenire l’esercito in un conflitto sociale è difatti una novità assoluta in Francia. Sabato aveva avuto luogo una grossa manifestazione a Bastia contro la privatizzazione della Sncm, che si è conclusa con alcuni gravi incidenti (un poliziotto ferito). Intanto, lo sciopero di portuali e marinai continua a Marsiglia e in tutti i porti dell’isola. La polizia ha sgomberato sabato il porto di Ajaccio, ma solo in serata un primo gruppo di turisti, sui 15 mila che aspettavano un traghetto, aveva potuto partire. Per la prima volta da anni, il fronte sindacale è unito: l’invio dell’esercito ha avuto come risultato di riunire il fronte sindacale. I rivali della Cgt e del Stc (Sindacato dei lavoratori corsi) hanno sotterrato l’ascia di guerra, per opporre un fronte comune contro la prevista privatizzazione della società pubblica dei traghetti, che comporta almeno 400 licenziamenti. Lunedì mattina, sindacati e governo si sono riuniti per cercare di trovare una via d’uscita, e una nuova riunione era prevista per mercoledì 5 ottobre (al momento di andare in stampa l’esito della stessa non era noto). I portuali Cgt, sindacato simile a quello dei “camalli” del porto di Genova, hanno per il momento messo da parte il timore di vedere una “corsizzazione” troppo spinta della Sncm. Difatti, il Stc ha fatto un lungo sciopero, nel 2004, che è all’origine delle perdite della Sncm, per ottenere un “riequilibrio” delle assunzioni a favore dei residenti in Corsica, vista la situazione catastrofica dell’occupazione sull’isola, con la giustificazione che gli enti locali corsi finanziano la Sncm per garantire la “continuità territoriale” tra la Corsica e il continente e che quindi l’isola ha diritto ad avere un “ritorno” in termini di occupazione. La battaglia navale di mercoledì 28 settembre è stata una vittoria di Pirro del primo ministro Dominique de Villepin: la Corsica è bloccata in una situazione di forte tensione – venerdì un razzo, non carico, è stato tirato contro la Prefettura ad Ajaccio – e la popolazione sta accaparando alimentari e benzina per paura della penuria, mentre il movimento nazionalista, che era ormai senza fiato, sta riprendendo forza sull’onda della protesta. I quattro sindacalisti del Stc, ritenuti responsabili del sequestro della “Pascal Paoli”, fermati mercoledì della scorsa settimana, sono stati rimessi in libertà venerdì dal tribunale di Marsiglia, anche se resta la grave accusa di aver commesso un atto di pirateria marina, che può costare loro fino a vent’anni di carcere: ma il sindacato contesta questa accusa, poiché considera il sequestro come un’occupazione di una fabbrica, visto che la nave è il luogo di lavoro dei marinai, che volevano soltanto riportare in Corsica lo strumento di lavoro minacciato di privatizzazione. I politici locali, i dipendenti della Sncm, la maggioranza dei corsi ma anche dei francesi continentali non vuole la privatizzazione a tappe forzate della società pubblica dei traghetti prevista dal governo. «Cominceremo a prendere in considerazione l’idea di discutere quando il governo dirà che conserva almeno il 51 per cento della Sncm», ha affermato il sindacalista Cgt Antoine Mandrichi. Il governo ha già fatto un passo indietro rispetto alla prima ipotesi di privatizzazione totale, ma è ancora lontano dalle richieste dei sindacati, poiché prevede l’ipotesi di conservare non più del 25 per cento della Sncm. Il governo minaccia: senza la privatizzazione, almeno parziale, la Sncm è destinata a dichiarare fallimento. Il ministro dei trasporti, Dominique Perben, invoca le regole di Bruxelles. Il ministro delle finanze, Thierry Breton, venerdì scorso era a Bruxelles per discutere con il commissario ai trasporti, il francese Jacques Barrot. Il trattato di Roma prevede che gli aiuti pubblici devono essere autorizzati da Bruxelles, per evitare una distorsione della concorrenza. I 76 milioni di euro che la Commissione ha concesso allo stato francese di versare alla Sncm nel 2003, in vista di un risanamento per il 2006, sono stati contestati di fronte alla Corte europea di giustizia dalla concorrente privata, l’italiana Corsica Ferries, a cui il tribunale ha dato ragione. Secondo il governo francese, adesso la sola possibilità è di ottenere da Bruxelles il via libera per un “ultimo” finanziamento, prima della privatizzazione. Ma i sindacati contestano questa interpretazione della concorrenza: la Sncm è un servizio pubblico, dicono, e inoltre la Corsica Ferries falsa la concorrenza con contratti di lavoro al ribasso (nella marina mercantile si sta configurando una situazione simile a quella esistente nel trasporto su gomma) e un capitale di provenienza oscura. La Sncm avrebbe dovuto essere ceduta per 35 milioni di euro al fondo di capitali a rischio Butler, assortito di un finanziamento pubblico di 113 milioni e di 350-400 licenziamenti. L’ultima ipotesi è che lo stato resti nel capitale per il 25 per cento e che accanto alla Butler intervenga la Connex, una società di trasporti marittimi che dà maggiori garanzie di serietà del fondo di capitali a rischio. Le soppressioni di posti di lavoro sarebbero realizzate in una forma meno brutale che dei licenziamenti secchi. Ma i sindacati non sono d’accordo.

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07.10.05

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