L'editoriale

Dalla bozza di contratto della vendita in Ticino escono molti vincenti e alcuni perdenti. La grande distribuzione si colloca senza dubbio fra i primi, ottenendo orari prolungati e festivi senza neanche una minima contropartita. I piccoli commercianti invece una cinquantina di franchi d’aumento li hanno concessi. Ci auguriamo che quegli orari prolungati non si traducano nel suicidio della categoria, consegnata di fatto al concorrente naturale, i centri commerciali e la grande distribuzione. Sul piano politico, il consigliere di Stato Christian Vitta passa per colui che è riuscito là dove altri hanno fallito. Se poi il risultato sia un passo avanti di società, vi è da dubitarne fortemente.
Tra i vincenti bisognerebbe forse annoverare anche l’Ocst. Abdicando allo scopo principe di un sindacato della difesa degli interessi dei lavoratori, ha preferito allinearsi ai desiderata padronali pur di avere un contratto e, di riflesso, le quote sindacali. A passare alla cassa saranno le venditrici e i venditori, mentre le aziende approfitteranno di prezzi discount. Ci spieghiamo.


I contratti collettivi funzionano se esiste una commissione paritetica che controlla il rispetto delle norme. Storicamente la commissione è finanziata in parti uguali dai salariati e dai datori di lavoro. In questo singolare Ccl della vendita no. La venditrice della Manor e le sue centinaia di colleghe pagheranno ciascuna 5 franchi al mese per un totale di 60 franchi annuali. La Manor invece verserà 50 franchi all’anno in tutto. E pensare che l’Ocst proponeva di far pagare 15 franchi al dipendente, 180 in un anno. Tolte le spese di gestione della commissione, dei controlli e della formazione, la parte restante andrebbe suddivisa fra i sindacati firmatari del Ccl quale quota d’affiliazione. Ipotizzando a maniche larghissime un centinaio di affiliati tra Sic e Sit, restano i 12.000 salariati della vendita quali potenziali iscritti all’Ocst. Unia sarebbe esclusa dal meccanismo in ragione del suo rifiuto di firmare un contratto che a suo giudizio non porta alcun beneficio ai dipendenti della vendita ma le peggiora. Unia ha definito la trattativa un’occasione sprecata, aggiungendo che si potevano e si dovevano ottenere dei vantaggi per le salariate invece del nulla. Va precisato che Unia continuerà a tutelare gli associati nella vendita, ma sarà leggermente più laboriosa l’affiliazione.


Ricapitolando, nel campo dei perdenti troviamo le persone che si guadagnano il pane lavorando nella vendita, con l’aggiunta della beffa di dover pagare un contratto che non migliorerà di un millimetro la propria condizione. Anzi, facile che le condizioni peggiorino se quel Ccl dovesse entrare in vigore. Anche Unia risulta tra i perdenti, almeno dal profilo economico. Eppure a noi piace credere che la vittoria non si misura in soldoni. Il sindacato, la sua base, hanno consapevolmente scelto di non vendere la dignità dei lavoratori per denaro. Non è poco.

Pubblicato il 

30.06.16..
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