Socialità

I conti sono in rosso, Governo e Parlamento hanno il compito di risanarli e così decidono di tagliare qua e là, ma a pagarne le conseguenze sono principalmente le famiglie con bassi salari, soprattutto se numerose, e chi beneficia dei servizi di assistenza e cure a domicilio. Lanciati tre referendum contro queste misure di risparmio che minano la coesione sociale.

 

Anche il sindacato appoggia i tre referendum contro lo smantellamento dello stato sociale, come spiega Enrico Borelli, segretario regionale di Unia Ticino e Moesa: «Riteniamo che queste proposte del Governo, approvate dal Parlamento, siano proposte inique e pericolose perché vanno ad ampliare ulteriormente le disuguaglianze all’interno di questa società». Inique perché colpiscono le persone più deboli e pericolose perché non fanno altro che rafforzare una situazione di crescenti disuguaglianze sociali, a scapito della coesione sociale.


Le tre misure contro le quali sono stati lanciati altrettanti referendum rientrano nelle manovre di risparmio del preventivo cantonale 2017 (vedi articolo principale), ma per Unia i soldi andrebbero recuperati là dove ci sono, «non sulle spalle delle fasce più deboli della popolazione, perché questa è una società che produce ricchezza – prosegue Borelli – ma non possiamo costruire una società a più velocità. Il grosso rischio è che con la concretizzazione di queste politiche si alimenti la differenziazione che esiste all'interno degli strati sociali, andando a costruire, appunto, una società che ha diverse velocità. Dobbiamo invece riuscire a dare delle risposte di tipo complessivo, che riescano a tenere in considerazione anche quelle che sono delle situazioni di vera e propria emergenza».


Unia contesta, infatti, l’idea che sta alla base di queste tre misure e che va di pari passo con quanto sta succedendo da vent’anni a questa parte, quando, attraverso le politiche liberiste, è stato messo in atto un vero e proprio attacco alle politiche sociali e alle conquiste in questo ambito ottenute in passato, operando un’erosione a livello di diritti. Per Borelli «ci vuole un cambio molto netto a livello politico, una sorta di cambio di paradigma, perché non possiamo reiterare e continuare a proporre queste politiche che negli ultimi vent’anni hanno prodotto dei veri disastri, precarizzando le condizioni di vita e di lavoro dell'insieme della popolazione».


Il sindacato contesta anche lo stravolgimento di quella che era l’idea che stava alla base di misure come gli assegni per i figli (Afi) e di prima infanzia (Api), concretizzati in un certo modo per rispondere ad un certo tipo di problemi e di emergenze e che così modificati non potranno più adempiere al loro scopo originario e spingeranno ancora più persone e famiglie verso l’indigenza.


Critica simile è fatta anche alla misura che prevede una partecipazione ai costi da parte dell’utente che beneficia dei servizi di assistenza e cure a domicilio: «La nostra società sta invecchiando ed è legittimo il desiderio da parte delle famiglie di tenere i loro cari a casa tra gli affetti, ma per poter fare questo bisogna oggi ricorrere a degli aiuti, a persone esterne che se ne possano occupare a domicilio, perché la struttura stessa delle famiglie è cambiata. Misure di risparmio come quelle previste dal Governo vanno ad attaccare ed intaccare questo principio, rischiando di sradicare delle persone che sono deboli e che hanno difficoltà economiche, dal proprio nucleo famigliare. In questo modo, inoltre, si rischia di spingere un maggior numero di anziani verso il collocamento in case per anziani, o di prolungare delle degenze in ospedale, soluzioni senz’altro più onerose per il Cantone rispetto al mantenimento e al rientro a domicilio».


In sostanza, Unia respinge le tre misure di smantellamento dello stato sociale previste nel preventivo cantonale 2017 perché «si tratta di politiche che portano ad una pauperizzazione della società».
 

 

È possibile scaricare online i formulari per i referendum, in alto a destra.

Pubblicato il 

20.10.16..
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