Diversi studi, negli ultimi tempi, hanno evidenziato come tra i maggiori utilizzatori degli acquisti a rate o a credito ci siano i giovani. Giovani che sembrano essere più esposti di altri alle sirene del mercato e del consumismo. E così, spesso, di fronte alla prima paga, nascono desideri che si trasformano presto in aspettative e bisogni. In questi studi si legge che gli oggetti del desiderio sono soprattutto gli apparecchi per riprodurre o per produrre musica, gli automezzi o i motoveicoli, i telefonini e più in generale gli strumenti di diverso genere legati alla comunicazione, soprattutto nell'ambito dei social media. Acquisti che portano poi questi giovani a contrarre debiti crescenti che sempre più spesso fanno fatica ad onorare. Si crea così una spirale pericolosa nella quale, per coprire i debiti precedenti, si accendono nuovi debiti a condizioni anche peggiori delle precedenti, spesso senza avere il coraggio di condividere i problemi con la famiglia o con chi potrebbe aiutare il giovane a risolvere quella situazione difficile.


Ne ho parlato alcuni giorni fa con le mie ragazze e i miei ragazzi durante una pausa pranzo in mensa. Nessuno di loro, perlomeno nelle loro dichiarazioni, aveva avuto l'esperienza di trovarsi in gravi difficoltà. Ma parecchi tra loro avevano acquistato qualcosa a prestito o a rate, vivendo poi momenti di stress, che sconfinavano a tratti nel panico, per la restituzione.


Sulle cause di queste loro scelte il discorso appariva invece più articolato. Per alcuni si trattava di oggettivi bisogni, come ad esempio l'acquisto di un mezzo necessario per gli spostamenti per recarsi al lavoro, soprattutto quando la famiglia di origine si trovava anch'essa in ristrettezze economiche, cosa sempre più frequente purtroppo.


Per altri invece la casistica sembrava rientrare perfettamente in quanto sostenevano gli studi. Era la pressione esercitata dal mercato e dalla pubblicità ad averli indotti a ritenere necessario acquistare qualcosa semplicemente perché ce l’avevano tutti e quindi sembrava loro indispensabile il possesso di quell'oggetto.
Scavando ancora un po' più in profondità sono però nate le prime contraddizioni.
Alcuni infatti facevano fatica ad ammettere di fronte a sé stessi, anche se magari alla fine lo facevano, di essere stati banalmente dei “polli” nel cadere in queste trappole, mentre diversi altri difendevano a spada tratta i loro acquisti come “diritti” a cui non vedevano perché fosse necessario rinunciare.


Tra questi ultimi, solo due si sono posti in modo chiaro il problema di non essere stati capaci di resistere al potere del consumismo e di aver quindi scelto di fatto di subire e non di scegliere!
E su queste differenziate considerazioni è nato un confronto, a tratti anche duro, tra loro.
Un confronto su tanti aspetti della loro vita e sul loro modo di muoversi all’interno di essa, un discorso interrotto troppo presto dalla ripresa delle lezioni.


Il loro modo di vita, il loro rapporto con i soldi, i loro legami con la famiglia, le loro priorità, molte importantissime riflessioni sembravano rotolare fuori dalla loro discussione, quasi quella fosse una occasione davvero rara di confronto tra loro, come se avessero perso l’abitudine di dialogare.
E alla mia domanda, in extremis prima del rientro in classe, per domandare loro come mai non discutessero più spesso tra loro, la risposta è stata: manca il tempo!
Ed è forse proprio il tempo a loro concesso e il coraggio di metterci e di metterli di fronte alla realtà delle cose il debito più grande che abbiamo con i nostri giovani!

Pubblicato il 

23.11.14..

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