Diario di classe

Circa un mese fa è stato pubblicato uno studio, commissionato dal Dipartimento educazione cultura e sport al Cirse, sull’assistenza tra i giovani. Emergono dati molto preoccupanti su cui sarebbe giusto riflettere e soprattutto su cui sarebbe importante e urgente agire per evitare che gli stessi continuino a progredire numericamente anche in futuro nel nostro cantone.


In buona sostanza, dallo studio si evince che la povertà è “contagiosa” e quindi che chi fin dagli anni dell’infanzia o della prima adolescenza viveva in famiglie in assistenza, ha una probabilità decisamente maggiore di finire, già come giovane adulto, in assistenza. Il secondo dato è che molti dei giovani in assistenza sono privi di un diploma e non hanno una formazione di base (55%). Non mancano però anche coloro che, pur avendo l’attestato federale di capacità (28%),  non riescono a restare nel mercato del lavoro e soprattutto a guadagnare in modo sufficiente da potersi garantire un’esistenza dignitosa fuori dall’assistenza.


Non sono dati sorprendenti, peraltro. Ma è preoccupante vedere come purtroppo questi dati continuino a confermarsi negli anni e anzi continuino a crescere.
Che fare? Il problema va posto nei giusti termini visto che credo sia ormai dimostrato che per alcune fasce di popolazione giovanile l’obiettivo di una formazione di base, nell’attuale sistema formativo, è difficile da raggiungere senza un aiuto. Per questi giovani serve dunque altro. Una struttura di sostegno individuale o pensata per piccoli gruppi, in grado di accompagnare e sostenere questi giovani nella formazione? Luoghi di formazione pratica “protetti”, che siano aziende o laboratori scolastici, in grado di permettere il raggiungimento di tutti gli obiettivi formativi? Certo potrebbero essere di aiuto e sostegno simili strutture! Ma tutto ciò ha bisogno di risorse, come sempre, e soprattutto della volontà di ottenere un risultato significativo, sia quantitativamente, che qualitativamente. Un risultato che deve essere cercato con urgenza, con tutte le forze disponibili ad attivarsi per un simile obiettivo!

 

Economia, scuola e politica devono dunque allearsi e costruire una prospettiva anche per questi giovani. Una prospettiva che però va anche accompagnata da interventi incisivi nel mercato del lavoro, perché poi questi giovani, una volta in possesso di una qualifica, possano trovare un loro posto, possano restare dentro il mercato del lavoro con percorsi di crescita formativa e soprattutto possano guadagnare salari in grado di permettere loro di vivere dignitosamente del loro guadagno, senza il sostegno dell’assistenza. E in un mondo che corre verso la digitalizzazione a larghissime falcate, pensare di costruire uno strumento capace di garantire a tutti almeno il raggiungimento di una qualifica di base mi sembra davvero un obiettivo minimo di società. La povertà giovanile è infatti un problema molto urgente, certamente per i nostri giovani, ma anche per la società tutta perché queste ragazze e questi ragazzi sono destinati a pesare sulle spalle di tutti noi, da molti punti di vista, per moltissimi anni, se non si troverà il modo di dar loro un briciolo di speranza e almeno una possibilità. E non si tratta solo di un’urgenza economica. Essere fuori dal mondo del lavoro, per chiunque ma soprattutto per i giovani, significa essere mutilati di una parte essenziale per appartenere alla società.
Ma alla prova dei fatti, chi vuole mettersi davvero in gioco per tentare di costruire questa speranza? A parole tutti!

Pubblicato il 

19.04.18..
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