«Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura. Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana».
Adriano Sofri

Anche in Svizzera, se non ci fossero gli stranieri, ci sarebbero problemi negli ospedali, nelle case per anziani, nell'edilizia, nelle fabbriche, nelle professioni più umili. Senza di loro la Svizzera si fermerebbe. Senza di loro la nostra Avs sarebbe sull'orlo del collasso. Di questa maggioranza laboriosa non si parla. Non fa notizia. Contro di loro si sprecano invece gli attacchi. Su di loro si concentrano le attenzioni della destra populista, tese ad alimentare razzismo e xenofobia. Il problema del razzismo è strettamente legato all'aumento delle discriminazioni a seguito dei flussi migratori.
E la crescita della presenza di stranieri è vissuta da molti cittadini come una minaccia. Minaccia usata come carburante incendiario nelle politiche dichiaratamente nazionaliste e xenofobe. La ricetta è vecchia come il mondo: attribuire ad altri le responsabilità di tutti i mali, generando un circolo vizioso di accuse, sospetti, frustrazioni. Ma se gli altri, quelli che vengono da lontano o da poco più in là della frontiera, sono pieni di soldi, allora il discorso cambia: "l'altro" diventa come d'incanto un investitore interessante, che dietro il suo doppiopetto può nascondere ogni peccato.
Non deve dunque sorprendere se particolarmente gravi sono gli atteggiamenti di discriminazione nei confronti degli stranieri provenienti della aree più povere del pianeta. Per queste persone migrare rappresenta l'unica strada per cercare di costruirsi un futuro di speranza, pace e dignità. "Ma da noi non c'è più posto!" "Voi di sinistra volete aprire le porte a tutti". Perché è chiaro, al secondo posto della classifica del "male" stilata dalla destra xenofoba, c'è ovviamente la sinistra che sottovaluta il problema. In realtà la sinistra risponde ai problemi proponendo soluzioni  che non ledono il diritto e la Costituzione. E si preoccupa, per amor di patria di prevenire l'odio che inevitabilmente genera violenza e insicurezza esasperando le manifestazioni razziste. Il razzismo calpesta con gli scarponi neri i valori di una società che ha fatto della convivenza multiculturale, una risorsa.
Risorsa sono anche gli stranieri che quotidianamente mettono in moto la Svizzera. Le conseguenze della libera circolazione delle persone e i problemi del mondo del lavoro sono reali e non vanno sottovalutati. Ma vanno risolti non attraverso una caccia alle streghe, ma con la tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, con contratti collettivi e regole del gioco comuni. E ponendo al centro della convivenza civile il rispetto come valore individuale e collettivo. Senza il rispetto l'inciviltà è già realtà. A questo non possiamo essere indifferenti. Perché il silenzio rende complici, come afferma José Saramago nel suo romanzo Cecità: «Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono».

Pubblicato il 

09.09.11..

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