Lavoro e dignità

La direzione della Navigazione Lago Maggiore (Nlm) ha inviato la disdetta del rapporto di lavoro per la fine dell’anno a 14 dipendenti fissi e comunicato alla ventina di lavoratori stagionali che non saranno più richiamati nel 2018. I trentaquattro lavoratori, tutti residenti nella regione del Locarnese, non ci stanno a essere vittime sacrificali di un gioco che si sta decidendo ai piani alti di cui i contorni sono ancora piuttosto fumosi. Le 34 persone e le rispettive famiglie ne subiranno direttamente i danni sociali ed economici, mentre indirettamente a farne le spese sarà l'utenza dei semplici cittadini fruitori di un servizio pubblico garantito 365 giorni l'anno e il biglietto da visita turistico dell'intera regione.

Dumping, sostituzione e dignità sono tre parole che condensano il drammatico contesto lavorativo attuale dell’intero cantone, che purtroppo ben si adattano alla comprensione dell’intricata vicenda del licenziamento collettivo dei dipendenti locarnesi. Proviamo a districarla partendo dai suoi registi, di cui i soggetti ticinesi sono i protagonisti.

Fuori tutti
La Nlm, la cui direzione operativa si trova ad Arona, fa parte della Gestione Navigazione Laghi che si occupa del trasporto pubblico di linea sui laghi Maggiore, Garda e Como. La sua direzione generale è a Milano e gestisce i rapporti istituzionali con il Ministero italiano delle infrastrutture e dei trasporti. In base alla concessione siglata tra i due paesi, il servizio di linea sul versante elvetico è garantito dalla società pubblica italiana. Non previsto dalla Convenzione invece, ma storicamente attuato, il servizio è realizzato da personale residente in Svizzera, le cui condizioni di lavoro e relative retribuzioni sono quelle in uso nel paese. Per questo importante servizio pubblico e turistico, la Confederazione e il Canton Ticino non versano alcun contributo finanziario. E il servizio di linea verso la Svizzera, dicono da Milano, è deficitario. Stando a quanto riferito dal quotidiano laRegione, il deficit ammonta a 500.000 franchi l’anno. Poca cosa, se raffrontato al totale dei 34 stipendi e al servizio di linea professionale offerto tutti i giorni dell’anno. Senza dimenticare l’immagine turistica del Locarnese veicolata nel mondo intero dalla cartolina raffigurante il suo lago.
Un deficit a lungo andare insostenibile, sostiene però la direzione milanese, motivando così la disdetta ai 34 impiegati residenti in Ticino, scatenando la comprensibile ira dei diretti interessati. Anche perché il licenziamento collettivo è arrivato come una doccia fredda. La direzione Nlm non ha preavvisato né la commissione del personale, né i sindacati, mettendo tutti davanti al fatto compiuto della disdetta collettiva, infrangendo così le regole del partenariato sociale.
Immediatamente riuniti in assemblea dalle tre sigle sindacali rappresentative di tutti i lavoratori (Sev, Unia e Ocst), i dipendenti all’unanimità hanno adottato  una risoluzione indirizzata a più attori. Perché sono in molti ad aver fatto orecchio da mercante in questa vicenda a tinte fosche. Gran parte delle responsabilità sono da ricercare sulle sponde elvetiche.

Rischio sostituzione
Il primo destinatario delle rivendicazioni sindacali non poteva che essere la direzione della Nlm, a cui viene chiesto il ritiro immediato dei licenziamenti e la conferma dei 20 stagionali per la prossima stagione.
La seconda lettera invece è stata inviata all’Ufficio federale dei trasporti, ossia l’autorità competente che a inizio anno ha rinnovato la concessione valida per i prossimi 10 anni sul versante elvetico alla società Nlm. «Come intende intervenire l’Uft affinché non vi sia una sostituzione di personale residente in Svizzera con quello italiano a condizioni di lavoro italiane?» è una delle domande poste dai sindacati all’Ufficio di competenza della consigliera federale Doris Leuthard. La paventata sostituzione di personale citata a inizio articolo.

Appetiti luganesi e dumping
Il terzo attore invitato ad attivarsi è il Cantone. Forse l’attore principale di cui non sono chiare le intenzioni. Negli scorsi anni il Cantone ha istituito un gruppo di lavoro chiamato a chinarsi sul futuro della navigazione del Lago Maggiore. I suoi risultati sono piuttosto fumosi, a detta dei sindacati, il cui coinvolgimento è sempre stato rifiutato dal gruppo di lavoro. «Le sorti del personale non erano evidentemente al centro dei loro interessi» commenta Gianluca Bianchi del sindacato Unia.
Da quel poco che filtra, il gruppo cantonale ha lavorato nella direzione di trasferire il servizio di linea sul versante elvetico del Lago Maggiore alla Società di Navigazione Lugano (Snl).  E qui si arriva al dumping, quale parola chiave di lettura della vicenda. L’idea, confermata da un comunicato congiunto della Nlm e della Società Navigazione Lugano diramato lo scorso martedì, sarebbe quella di creare un consorzio tra le due società che agirà sui due laghi. Tradotto, significa che la società privata luganese rileverebbe la gestione del servizio di linea elvetico sul Lago Maggiore, utilizzando le imbarcazioni, i porti e le strutture necessarie della società pubblica italiana. Il destino dei 34 dipendenti non è contemplato nell’accordo e per questo sono stati licenziati.


A sostegno di questa ipotesi vi è la disdetta unilaterale data quest’anno dalla società luganese del contratto collettivo di lavoro dei propri dipendenti. Detto per inciso, un ccl faticosamente conquistato con uno sciopero nel 2005. La sostituzione del ccl con un semplice contratto aziendale ha comportato la perdita di diverse migliaia di franchi per i dipendenti della Snl nel reddito annuale. Dunque gli eventuali lavoratori che dovessero riprendere il servizio sul Lago Maggiore sotto la gestione della Navigazione luganese, avrebbero condizioni salariali e lavorative ben peggiori di quelle attuali. Un dumping salariale di cui beneficerebbe la società privata luganese.

E il Cantone?
Vi è poi un altro punto interrogativo sulla vicenda. La società luganese ha giustificato la disdetta del ccl per motivi economici. La domanda sorge dunque spontanea: se la società luganese già naviga in cattive acque, come farà a trovare i fondi per estendere la propria attività al Lago Maggiore? La Snl è una società anonima di diritto privato, di cui il Cantone detiene il 25% delle azioni. A pensar male, si potrebbe ipotizzare che sarà il Cantone Ticino a investire i milioni necessari per l’operazione. Col risultato che a promuovere il peggiorare delle condizioni di chi quel lavoro lo ha svolto per anni sarebbe l’autorità cantonale. «Possibile che in questo Cantone a perderci siano sempre i lavoratori?» dice un indignato Angelo Stroppini del Sev.
L’unica possibilità di far sfumare questi piani è la reazione dei lavoratori licenziati col sostegno dell’opinione pubblica ticinese.
Già nel 2012, la mobilitazione dei lavoratori Nlm e le 10.000 firme di solidarietà raccolte tra la popolazione portarono alla revoca degli stagionali licenziati.
Un primo presidio informativo si è tenuto lo scorso mercoledì, dove il personale licenziato ha raccolto la solidarietà della cittadinanza e dei turisti. E se per questo venerdì 23 giugno non dovessero arrivare delle risposte esaustive alle tre missive inviate, la battaglia potrebbe prendere un’altra piega.

Pubblicato il 

22.06.17..
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