Correva l’anno 2001 ed ero presidente del gruppo parlamentare socialista a Berna. Alla solita festa di inizio estate del PS al Monte Ceneri, durante il mio intervento attaccai il “partito degli affari o del malaffare”, anche perché secondo me questo stava minando il futuro del nostro cantone, e ne avevo individuato il nucleo nella triade Giudici - Bignasca (Nano) - Masoni (Marina).


Dopo il mio intervento molti filistei si stracciarono le vesti, gridando allo scandalo, non da ultimo perché, contribuendo a peggiorare l’opinione che a nord delle Alpi si aveva del Ticino, compivo uno specie di tradimento della patria. Ci fu chi parlò di “colpo di sole estivo”, chi disse che mi era “bevuto il cervello”. Di fronte a questa gazzarra, la deputazione ticinese alle Camere federali, che non aveva mai battuto ciglio di fronte alle peggiori esternazioni del Nano ai tempi in cui sedeva in Consiglio nazionale, si sentì obbligata a convocare una riunione straordinaria durante le vacanze estive. Sotto la guida di Fulvio Pelli, che in quell’occasione assunse le funzioni di Torquemada, mi fu inflitto un ammonimento solenne ed ufficiale: probabilmente qualcosa che non era mai capitato nella storia della nostra piccola repubblica. Quando dopo qualche mese cominciarono a fioccare gli scandali, i vari “gates”, a cominciare da quello dell’asfalto, nessuno si fece mai avanti per dire che forse non avevo avuto tutti i torti. Si tornò, invece, a passare come sempre l’acqua bassa.


Negli ultimi mesi mi sono ricordato parecchie volte di questo episodio di fronte al disastro finanziario della città di Lugano, il cui sindaco Giorgio Giudici nel passato aveva predicato, anzi spesso ordinato, a tutto il resto del cantone di seguire l’esempio della perla del Ceresio. A farmi ricordare l’episodio è soprattutto quanto si racconta in tutte le osterie del cantone e che è oramai diventato vox populi. E cioè che quanto capitato a Lugano è in buona parte dovuto al fatto che il Nano, sapendo dei molti altarini di Giudici, poteva tenerlo… “sotto controllo”, anche se per l’ultima parte di questa frase viene di solito utilizzata un’espressione molto più pittoresca, non ripetibile in queste righe.


È però impressionante constatare come dell’improvviso crollo finanziario di Lugano e soprattutto delle cause profonde di questo disastro, nei nostri media quasi non si parli, o perlomeno non ci sia nessuna ricerca seria che voglia ricostruire quanto capitato negli ultimi 15-20 anni. Che ne dice Pontiggia che sul CdT ha recentemente fatto le pulci al giornalismo d’inchiesta? E non ci sarebbe forse materia per richiedere un’inchiesta parlamentare nell’ambito del Consiglio comunale di Lugano?


Ma che l’atmosfera politica in questo cantone diventi sempre più irrespirabile lo dimostrano anche altri fatti, tra cui le varie campagne acquisti fatte dalle formazioni politiche in vista delle prossime elezioni cantonali. Che contemporaneamente Denti e Nadia Pittà possano passare ai Verdi, Tuto Rossi e (quasi) Nussbaumer alla Destra sono segnali evidenti di quello che, forse esagerando un po’ (ma l’avevo fatto anche nel 2001 parlando del partito degli affari!) si potrebbe definire una certa decomposizione del sistema politico. Ma non è che me ne meravigli più di quel tanto. Grecia, Italia e Spagna sono lì ad insegnarci che ciò sta diventando oramai quasi la regola. Magari, quando la situazione sarà diventata ancora più nauseabonda, avremo bisogno anche noi di una Syriza e di un Podemos. Ma quanto ci vorrà?

Pubblicato il 

04.03.15..
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