L'editoriale

Chiedere di giudicare delle norme fiscali per le imprese a un normale cittadino che lavora, fatica e paga le sue imposte regolarmente e fino all’ultimo centesimo, si corre seriamente il rischio di sentirsi rispondere con un “non me ne frega niente”. Tenuto conto della complessità della materia e dell’apparente estraneità della questione rispetto alla propria condizione di vita, la reazione potrebbe sembrare giustificata. Ma non lo è. Anzi, sarebbe assai pericolosa e autolesionista, perché il benessere di qualsiasi salariato dipende in misura importante dall’efficacia e dall’equità dei sistemi fiscali. È una considerazione che le cittadine e i cittadini svizzeri dovrebbero tenere ben presente il prossimo 12 febbraio, quando saranno chiamati a votare sulla cosiddetta “Terza riforma dell’imposizione delle imprese” (Rie III), un pacchetto di regali miliardari per le grosse aziende e un boccone avvelenato per le lavoratrici e i lavoratori.


Non è un caso che la riforma sia stata volutamente concepita per risultare molto complessa, lacunosa e incomprensibile per la maggior parte dei cittadini. Così si offusca lo scopo reale, che è quello appunto di garantire un Eldorado fiscale alle grandi imprese, ai loro azionisti ed ai loro consulenti, al prezzo di conseguenze finanziarie gigantesche e disastrose per la maggioranza della popolazione.


Imposta dalla maggioranza borghese del Parlamento, la Rie III non si limita infatti, come doveva essere in origine, ad abolire quegli odiosi statuti speciali (leggasi sconti fiscali) sin qui concessi dai Cantoni a multinazionali e holding con domicilio in Svizzera al solo scopo di sfuggire al fisco più oneroso di altri Stati. Una pratica che equivale a una sottrazione di imposte legalizzata a paesi terzi dove gli utili vengono conseguiti, che crea disparità di trattamento tra imprese (a quelle a statuto ordinario si applicano aliquote ben superiori) e che la Svizzera è ora costretta ad abbandonare in seguito alle pressioni della comunità internazionale. Da questo punto di vista con la Rie III si compie un grande passo in avanti perché sulla carta vengono cancellati dei privilegi. In realtà però se ne creano degli altri e si spalancano le porte a un abbassamento generalizzato delle imposte per tutte le società: la “ricetta” non consiste infatti nell’aumentare l’imposizione delle imprese a statuto speciale ma nel ridurre drasticamente quella delle aziende ordinarie.


Così, affermano i suoi fautori, la Svizzera si manterrebbe fiscalmente attrattiva pur nel rispetto degli impegni internazionali. Ma il prezzo dell’operazione sarebbe enorme, perché con l’entrata in vigore della Rie III nelle casse della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni verrebbero a mancare quasi 3 miliardi di franchi all’anno a causa delle perdite fiscali. Questo significa che saranno i salariati e la classe media a dover passare alla cassa, attraverso l’aumento delle imposte, nuove tasse, tagli alle prestazioni sociali, alla formazione, alla cultura e alla tutela dell’ambiente, un peggioramento del servizio pubblico e la soppressione di impieghi statali eccetera.
Si tratta peraltro di un film già visto, perché queste sono le risposte abituali per aggiustare i conti pubblici devastati da politiche fiscali dissennate, come quella incarnata dalla Rie III.

Pubblicato il 

23.11.16..
..
..
 
..
Nessun articolo correlato
..
..
.. ..