In questi ultimi mesi vi sono state almeno quattro notizie, riferite ad altrettanti e diversi argomenti, diffuse dai media quasi in simultanea in Svizzera ed Italia, che ci hanno lasciato interdetti ma hanno confermato la bontà del vecchio adagio “Paese che vai usanze che trovi!”.


La prima. In Svizzera, e più precisamente a Zurigo, per togliere le prostitute dal marciapiede del quartiere del Sihlquai, nelle vicinanze della Stazione centrale, il comune ha messo a disposizione di queste donne, che esercitano il mestiere più vecchio del mondo, in un quartiere periferico della città, ben nove garage del sesso (dei box aperti) e quattro parcheggi per camper. Una vera e propria primizia per tutta la Svizzera.


Mentre questo accadeva nella città di Zwingli, in Italia si sta ancora a discutere se sia il caso di continuare a difendere strenuamente la vecchia legge Merlin che, nel 1958, per contrastarne lo sfruttamento, proibì ogni forma di prostituzione. Con il risultato che, da allora, in Italia non vi sono più le così dette “case di tolleranza” ma vi è, purtroppo, un diffuso mercato del sesso a cielo aperto (conosciuto e tollerato da tutti, autorità comprese) che spesso mette in grande imbarazzo tanti genitori chiamati a spiegare ai loro bambini chi siano quelle ragazze e quelle donne mezzo nude che brulicano in tante periferie e in molti quartieri delle città italiane.


La seconda. Nel Parlamento svizzero si vuole rendere la vita sempre più dura alla delinquenza “spicciola” proponendo l’inasprimento delle pene, anche per i reati meno gravi, con la reintroduzione della carcerazione anche per le condanne inferiori o uguali a sei mesi. In Italia, un Paese dove da decenni la popolazione carceraria è enormemente superiore alle disponibilità degli istituti di pena (attualmente a fronte di 47.000 posti vi sono 66.000 detenuti), per risolvere questo atavico problema che cosa si fa? Invece di costruire nuove carceri per adeguarle alla richiesta del “mercato”, ovvero al numero crescente dei suoi ospiti, si chiudono inspiegabilmente i piccoli carceri (Case mandamentali), anche quelli costruiti da pochi anni, e si cerca di risolvere il problema del sovraffollamento carcerario approvando il decreto “svuota carceri” con il quale, per esempio, la carcerazione preventiva potrà essere disposta solo per i delitti per i quali il codice prevede una reclusione non inferiore al massimo a cinque anni, oppure si sospende l’esecuzione della pena quando per un carcerato la pena residua da espiare non supera i tre anni o i sei anni per reati legati alla tossicodipendenza.


La terza. In Svizzera una nuova legge sulla circolazione stradale vieta che siti, applicazioni ed account su social network, oppure gli apparecchi di navigazione possano segnalare la presenza di radar per il controllo della velocità sulla rete stradale elvetica e, comunque, è vietato qualunque altro sistema di segnalazione di questi radar. Un divieto che è, peraltro, considerato un’infrazione al Codice penale elvetico. Bene, questo avviene in Svizzera, mentre in Italia una recente sentenza della Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di alcuni radar utilizzati in postazioni nascoste (dietro cespugli, auto parcheggiate eccetera) dando così ragione ad un automobilista che era stato multato per eccesso di velocità. L'Alta Corte italiana ha addirittura condannato per truffa il comune proprietario dei radar.


La quarta. È proprio di questi giorni la notizia che un tribunale elvetico ha assolto una madre che aveva assestato un manrovescio al figlio. Al contrario in Italia, ad Arezzo in Toscana, un padre che aveva dato un ceffone al figlio è stato condannato dal tribunale ad un mese di reclusione, con annesso risarcimento alla madre del piccolo.


I commenti a queste quattro notizie, sicuramente contraddittorie tra loro, li lasciamo ai nostri lettori!

Pubblicato il 

24.10.13..

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