L'editoriale

I milionari, commossi, ringraziano. I beneficiari degli sgravi si sono mobilitati a sostegno della riforma fiscale ticinese in votazione lo scorso 29 aprile. Collina d’Oro (70,8% di sì), Cureglia (70), Porza (64,5), Comano (62), Sorengo (59,7) sono i ricchi comuni della cintura luganese che hanno approvato a larga maggioranza la riforma. E dove la partecipazione al voto è stata ben superiore alla scarsa media cantonale. Solo poco più di un terzo degli aventi diritto di voto infatti si è recato alle urne, che per meno di 200 voti hanno sancito la vittoria degli sgravi fiscali quale ricetta della crescita economica e sociale del cantone. La logica dei numeri avrebbe voluto che la stragrande maggioranza non beneficiaria dei regali fiscali bocciasse la proposta che priverà lo Stato di mezzi finanziari per rimediare all’ineguale distribuzione della ricchezza. Così non è stato. Le plausibili spiegazioni sono molteplici. Evidenziamone almeno un paio.


In questo mondo disgregato, individualista, quel che un tempo si definiva coscienza di classe è andata indebolendosi. Se poi sindacati o rappresentanti istituzionali di partiti che dovrebbero difendere gli interessi dei salariati e delle classi modeste sposano interessi contrapposti, il senso di spaesamento è servito. Senza il ricatto del pacchetto sociale, la riforma fiscale non sarebbe mai passata.


Il tempo ci dirà se le casse del Cantone e dei Comuni svuotate di una cinquantina di milioni serviranno a giustificare gli ennesimi tagli a danno della socialità. Non sarebbe una novità. Oggi sappiamo che i pesanti tagli agli assegni integrativi e di prima infanzia decisi nel 2016 finanzieranno di gran lunga l’inutile versamento unico del bonus-bebè. Il tempo ci dirà poi, se mai ci dovesse essere un Ccl negli asili nido, se il salario minimo sarà di 2.700 franchi netti, in linea con i livelli sostenuti da Ocst e dal ministro Vitta nel Ccl vendita. In ogni caso, in un cantone dove gli indicatori sociali attestano l’accresciuta disuguaglianza economica dovuta alla costante pressione al ribasso delle condizioni di lavoro, la fiscalità rimarrà un campo di battaglia ineludibile, vista la nuova ondata di sgravi preannunciati dal governo.


Unia e i vari gruppi politici uniti nel contrastare gli sgravi del 29 aprile sono usciti a testa alta da questa prima battaglia, persa per un pugno di voti. Non chi ha scelto di abdicare al suo ruolo, preferendo svuotare le casse pubbliche per favorire i facoltosi, in cambio dell’attuazione di misure per le quali i soldi c’erano già. Non è solo il Paese a uscirne diviso, ma pure le forze sociali che dovrebbero fare da contrappeso alla potenza economica (e mediatica) di chi sta accumulando sempre più ricchezza alla faccia della popolazione che s’impoverisce.


Forse non tutto il male vien per nuocere. La votazione ha fatto emergere le differenti visioni di società esistenti nel movimento sindacale e nella sinistra. Una chiarezza benefica, perché consente ai lavoratori e ai cittadini di sapere su chi possono contare nella difesa dei loro interessi.

Pubblicato il 

03.05.18..
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